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Crionica in Australia: il caso Southern Cryonics e la speranza di un futuro ritorno alla vita

Farsi congelare nella speranza di essere salvati in futuro? La crionica promette questo servizio. Approfondiamo insieme i dettagli di questa scienza, attraverso il caso della Southern Cryonics in Australia.

Un corpo sospeso a -200°C nel Nuovo Galles del Sud

A Holbrook, nel Nuovo Galles del Sud, il corpo di una donna di Melbourne è stato recentemente congelato criogenicamente nella speranza che un giorno la scienza possa riportarlo in vita. Deceduta il 4 luglio a causa di una malattia cronica, la donna è stata sottoposta al complesso protocollo della Southern Cryonics, una delle poche strutture in Australia dedicate a questa pratica estrema (leggi il nostro articolo di approfondimento sulla scienza crionica). Pochi minuti dopo la morte, il team dell’azienda, già presente a Melbourne, ha avviato il primo processo di raffreddamento immergendo il corpo in acqua ghiacciata per rallentare il deterioramento. Successivamente, presso un’agenzia di pompe funebri, un medico e due perfusionisti di Australian Blood Management hanno utilizzato strumenti specializzati e agenti crioprotettivi in un’operazione durata sei ore, preparandola per il trasferimento finale. Il corpo è stato poi collocato in una camera criogenica riempita di azoto liquido a circa -200°C, dove riposerà insieme a un altro paziente già presente nella struttura. Southern Cryonics è attrezzata per contenere fino a 40 corpi e si inserisce in un contesto globale in cui oltre 600 persone si sono già sottoposte a procedure simili.

Tra scienza e fantascienza: limiti e potenzialità della crioconservazione

Nonostante l’immaginario che circonda la crionica, la scienza è ancora molto lontana dal poter riportare in vita un corpo congelato. Saffron Bryant, esperta di crioconservazione del RMIT, sottolinea che al momento è possibile preservare solo singole cellule e tessuti semplici, mentre non si è in grado di congelare nemmeno un organo intero senza danneggiarlo irreversibilmente. Il problema principale risiede nella formazione di cristalli di ghiaccio all’interno delle cellule, che ne provoca la rottura. Gli scienziati usano agenti crioprotettivi per limitare questi danni, ma la complessità degli organi, composti da diversi tipi di cellule con esigenze differenti, rende impossibile trattarli in modo uniforme. Secondo Bryant, se la tecnologia fosse già affidabile, verrebbe applicata subito per ridurre la carenza di organi da trapianto. Il fondatore di Southern Cryonics, Peter Tsolakides, racconta di essersi ispirato a Robert Ettinger, il “padre della crionica”, autore nel 1962 del libro The Prospect of Immortality (leggi il nostro articolo sulla madre che sceglie di conservare il corpo del figlio con la crionica). La struttura, nata grazie a un investimento iniziale di 35 soci fondatori, oggi conta 32 membri attivi che pagano una quota annuale e versano circa 170.000 dollari per la sospensione criogenica. L’obiettivo, per molti di loro, non è diventare immortali, ma prolungare la vita per scoprire cosa riserva il futuro.

Questioni legali, rischi operativi ed etica della crionica

In Australia non esistono leggi specifiche per regolamentare la crionica, e un corpo congelato viene giuridicamente trattato come qualsiasi altro resti mortali. Southern Cryonics è registrata come cimitero e deve attenersi alle normative locali. Gli accordi firmati dai membri specificano che, in caso di insolvenza, cambiamenti legislativi o impossibilità tecnica, la sospensione può essere interrotta e il corpo smaltito tramite sepoltura o cremazione. Dal punto di vista operativo, la struttura si rifornisce di azoto liquido da più fornitori, con scorte sufficienti per due mesi in ciascuna camera. Un addetto controlla i livelli più volte a settimana, e Tsolakides afferma che eventuali guasti sarebbero possibili solo in caso di un disastro di portata mondiale. Alcuni esperti descrivono la crionica come “Star Trek in azione”, criticando l’assenza di prove concrete che un corpo congelato possa essere rianimato in futuro. Tsolakides, invece, adotta una visione più ottimistica: anche se la probabilità di successo fosse solo del 10%, ritiene che valga la pena tentare, preferendo l’idea di una seconda possibilità alla prospettiva di essere sepolti o cremati.

A presto con nuovi articoli!

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