LA SUA SFIDA: sviluppare formazioni di nanoparticelle per offrire soluzioni ai problemi globali.

Acclamata nel 2022 come la più influente under40 in Australia per la categoria “Scienza e medicina”, Rona Chandrawati ha attirato l’attenzione (e svariati milioni di finanziamenti) per la sua innovativa idea sui sensori di nanoparticelle. Un’idea che può risolvere molti problemi del nostro pianeta.
Laurea e dottorato in Australia, vince tre borse di studio in dieci anni
Origini indonesiane, la giovane Chandrawati si trasferisce in Australia nel 2004 per gli studi universitari. Dopo una laurea in Biotecnologie presso la Monash University nel 2007, completa un dottorato di ricerca in Ingegneria chimica e biomolecolare presso l’università di Melbourne nel 2011. Da allora, vince tre borse di studio in dieci anni.
Nel 2012, come “Marie Curie Fellow”, Chandrawati si sposta in Regno Unito presso l’Imperial College di Londra. Nel 2015, rientra in Australia e fonda il ”suo” gruppo di ricerca: un laboratorio di nanotecnologie per gli alimenti e la medicina.
Garantire la sicurezza alimentare e combattere gli sprechi
I suoi interessi si focalizzano su progetti di nanoparticelle, polimeri, enzimi naturali e imitatori di enzimi per la somministrazione e il rilevamento di farmaci.
La giovane ricercatrice si concentra, soprattutto, sulla catena alimentare per garantire la sicurezza dei cibi ma anche ridurre gli enormi sprechi. Del resto, i numeri parlano da soli.
Secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità, nel nostro pianeta ogni anno 600 milioni di persone si ammalano dopo aver consumato alimenti non sicuri (per lo più, a causa di batteri patogeni), provocando 420 mila decessi. Senza contare che le infezioni batteriche – generalmente trattate con antibiotici – hanno ormai prodotto una resistenza antimicrobica che è oggi una delle maggiori minacce per la salute umana e la sicurezza alimentare.
Sul fronte degli sprechi, invece, l’attuale sistema imperfetto delle date di scadenza contribuisce ogni anno a 1,3 miliardi di tonnellate di rifiuti alimentari nel mondo. Mentre il Food waste index report 2024 delle Nazioni Unite rileva che 783 milioni di persone soffrono di fame e un terzo della popolazione globale vive in condizioni di carenze alimentari. Come intervenire?
Un nanosensore che cambia colore in risposta al cibo che si deteriora
L’idea di Rona Chandrawati è semplice: realizzare un sistema “spia” per segnalare avarie o contaminazioni negli alimenti.
La soluzione messa a punto è costituita da nanosensori colorimetrici in grado di rilevare tossine batteriche, proteine e deterioramento alimentare microbico.
In pratica, il team ha sviluppato un materiale (ovvero un polimero) che cambia colore – da blu a rosso – in risposta al deterioramento del cibo. Il sensore ottenuto può essere fissato all’imballaggio alimentare e la lettura del segnale avviene a occhio nudo.
Lo stesso consumatore, dunque, può controllare facilmente se un cibo sta andando a male. Osservando il cambiamento di colore degli adesivi con il sensore sulle confezioni dei prodotti, infatti, si può monitorare freschezza, qualità e sicurezza in tempo reale ed essere informati quando un alimento non è più sicuro da consumare.
Una tecnologia dal potenziale enorme, tanto che Chandrawati ha attirato svariati milioni di dollari di finanziamenti a sostegno del suo progetto di ricerca.
Il prossimo progetto di Rona Chandrawati: abbattere l’inquinamento delle mucche
Da ottobre 2022, la scienziata è alla guida di un progetto parimenti ambizioso: sviluppare additivi per mangimi capaci di distruggere, o quanto meno ridurre, il metano ai ruminanti sul campo.
È ormai noto che le mucche emettono ingenti quantità di gas metano nell’atmosfera con pesanti ricadute sull’effetto serra e, di conseguenza, sul riscaldamento globale (ogni mucca emette fino a 500 litri di metano al giorno e nel mondo ne vengono allevate un miliardo).
La tecnologia studiata da Rona Chandrawati punta sul “vettore”. Gli ingredienti attivi in grado di eliminare il metano dovrebbero essere incorporati all’interno di una matrice polimerica che ne consenta il rilascio controllato in un periodo prolungato.
L’esito è promettente: il team è riuscito a produrre nanoparticelle polimeriche che incapsulano e stabilizzano i principi attivi. Una volta sviluppato un modo praticabile per fornire ingredienti attivi ai ruminanti a lungo termine si potrà procedere con il deposito di un brevetto.
Inutile dire che, dal punto di vista ambientale e commerciale, il potenziale di questa ricerca è enorme.
Professoressa alla UNSW a Sydney
Dal 2021, Rona Chandrawati è professoressa associata di Scientia della University of New Galles del Sud a Sydney. È autrice di oltre 70 pubblicazioni, apparse nelle più importanti riviste accademiche.
Grazie ai risultati dei suoi lavori, la brillante scienziata ha già ricevuto diversi riconoscimenti, fra cui il premio Eureka dell’Università di Sydney per la ricerca innovativa sulla sostenibilità.


