
Discendente di un fornaio emigrato dalla Germania, suo padre Ernst possedeva una piccola fabbrica di fiammiferi. Ed è per una mega frode costruita su questo business che questo appassionato di jazz e mare (possedeva uno yacht sul quale navigava spesso), è entrato nella storia dei grandi truffatori.
Laurea (forse falsa) in ingegneria, poi emigra in America
A sedici anni, il ragazzo si iscrive all’Istituto Reale di tecnologia di Stoccolma. Dopo quattro anni, consegue il diploma in ingegneria ma, secondo un’altra versione, essendo uno studente svogliato, lo avrebbe preso con l’inganno.
Nel 1900, ventenne, emigra in America. A New York il giovane si interessa di edilizia e, forse, partecipa alla costruzione del “Flatiron Building”, il celebre grattacielo a forma di ferro da stiro innalzato fra la 23esima e la Quinta strada a Manhattan nel 1902. Poi, passa per Parigi, Londra e Sudafrica.
Rientro in Svezia, il business del mattone
Tornato a Stoccolma nel 1908, convince un amico a fondare la Kreuger & Toll, azienda di costruzioni. L’obiettivo è sviluppare l’uso del cemento armato, visto nei cantieri di New York
e di Londra, ma ancora poco noto e sfruttato.
Kreuger vuole mettere a punto nuove tecniche edili con questo materiale, ma ha bisogno di fondi. Riesce a ottenerli dal magnate Vanderbilt junior, conosciuto durante il suo soggiorno americano.
Nel 1912 vince un appalto per realizzare un intero quartiere nella capitale svedese: il progetto prevede il Municipio, il nuovo centro commerciale Nordiska Kompaniet e lo stadio che ospiterà le Olimpiadi di quell’anno. La sua impresa riesce a concludere le opere prima della scadenza grazie all’impiego delle strutture in cemento armato. In breve, Kreuger diventa un leader nel campo edile. Tratta con numerose banche, acquisisce diverse partecipazioni azionarie e proprietà immobiliari.
L’eredità di famiglia: i fiammiferi svedesi
L’anno dopo, ormai affermato costruttore, rileva l’attività paterna dei fiammiferi. Intuisce che il giro d’affari è troppo piccolo ma il potenziale è grande. Così, si impegna a creare un consorzio delle aziende produttrici sotto la sua direzione e nel 1917, le riunisce in un’unica società: la Svenska Tändsticksaktiebolaget, tuttora attiva con il nome (cambiato nel 1980) di Swedish Match. Assunto il controllo della produzione di fiammiferi, forma una sorta di cartello che si impone sul mercato in poco tempo. Del resto, è già un imprenditore ben introdotto nel mondo degli affari e affidabile per gli istituti di credito.
Il monopolio che porta alla frode
Alla fine della Prima guerra mondiale, Kreuger realizza che negli Usa c’è un ingente surplus di capitali da investire. Mentre i paesi europei, appena usciti da un conflitto rovinoso, sono bisognosi di liquidità. È qui che inizia la seconda parte della sua storia.
Kreuger pensa di sfruttare la situazione. Lo schema è concedere prestiti a lungo termine e a interessi vantaggiosi ai paesi che ne hanno bisogno in cambio del monopolio di produzione, distribuzione e vendita dei suoi fiammiferi.
Grazie alle molteplici relazioni e alla sua credibilità, Kreuger si trasforma in un finanziere e ottiene la fiducia di banche e facoltosi investitori privati, svedesi ma soprattutto statunitensi, che contano sul ritorno di altissimi rendimenti. Il suo sistema è simile a quello escogitato in seguito da Tom Ponzi: con i soldi dei primi investitori, ripaga i successivi.
L’impostore svedese promette a tutti un rapido aumento del valore delle sue azioni e forti dividendi, grazie all’espansione veloce del suo impero di fiammiferi. Sigla di continuo nuovi accordi e, attraverso obbligazioni, presta ai paesi svariati milioni in dollari, sterline, corone svedesi. Al contempo, si impone come monopolista ovunque: Germania, Polonia, Ungheria, Romania, Jugoslavia, Turchia, i tre paesi baltici, Grecia. Poi, arriva in Sud America: Guatemala, Bolivia, Equador, Perù.
Un impero quasi mondiale
Kreuger diventa il “re dei fiammiferi”. Il suo gruppo, all’apice dell’espansione, detiene quasi 150 fabbriche in una quarantina di paesi e ne controlla molte altre della filiera. In pratica, è quasi monopolista mondiale.
L’enorme esborso di denaro viene garantito dai titoli di Stato che Kreuger sostiene di ricevere in cambio dei prestiti erogati ai paesi.
Una volta consolidato il business, Kreuger inizia ad estendere la sua partecipazione in altre attività. Diversifica gli investimenti, approfittando della crisi del mercato azionario svedese a metà anni Venti. Molte compagnie, infatti, avevano perso valore ed era facile rastrellare pacchetti azionari. Ma, per finanziare le sue acquisizioni, il truffatore ha sempre bisogno di denaro e si condannerà alla rovina.
La piramide finanziaria si sbriciola
Con il crollo di Wall Street del 1929 e la crisi economica della Grande Depressione, i paesi diventano insolventi e le difficoltà finanziarie rendono i crediti inesigibili.
Le banche centrali e private iniziano a richiedere la restituzione dei prestiti a Kreuger e il “castello” di garanzie, basato sulla presunta redditività dei monopoli di fiammiferi, viene a galla.
A febbraio del 1932, i titoli delle sue società crollano alla borsa di Stoccolma e, a catena, frana anche il resto. Kreuger non riesce a disfarsi delle quote di diverse società possedute.
Il 13 marzo è convocato dalla Banque de Suede ed de Paris ma si toglie la vita la sera prima, a 52 anni, nella sua prestigiosa casa parigina in rue de Rivoli. Il suo impero, costruito su una gigantesca piramide finanziaria, è ormai crollato.
Alla sua morte, diversi economisti noti gli riconobbero talento e abilità perché Kreuger aveva sviluppato molte attività lecite. E, per quanto fraudolento, lo strumento finanziario ideato aveva contribuito a erogare prestiti a diverse economie. Altri economisti, come John Kenneth Galbraith, lo bollarono come “narcisista”.
La sua caduta, a cui è ispirato il primo romanzo di Graham Green “England made me”, innescò una nuova crisi finanziaria ma portò anche numerose riforme nei mercati dei capitali per arginare possibili truffe.


