Ritratti: i grandi innovatori del passato, presente e futuro.

The | Edge omaggia le storie di grandiosi personaggi, pionieri e pioniere dell’innovazione, che attraverso la diffusione del loro sapere e delle loro scoperte in ambito scientifico e tecnologico, hanno contribuito e contribuiranno a rivoluzionare l’umanità.

Inganni geniali: quando la frode stimola il progresso

The | Edge indaga le storie di truffe e raggiri del passato.
Vicende ambigue e protagonisti controversi che hanno stimolato soluzioni brillanti, ispirato scoperte e spinto il mondo verso nuove direzioni. Perché anche l’errore – o l’inganno – può lasciare un’impronta sul cammino dell’innovazione.

Henri Lemoine, il falso inventore di diamanti sintetici

Henri Lemoine, noto per un’incredibile truffa ai danni del colosso di diamanti De Beers.

Fingendo di aver scoperto un metodo per sintetizzare questa pietra preziosa dal carbone, Lemoine riuscì a tenere in scacco per almeno tre anni Sir Julius Wernher, uno dei principali azionisti della compagnia mineraria. La sua frode leggendaria rimane uno degli episodi più noti di inganno scientifico e convinse anche i più esperti tagliatori di diamanti.

Impostore talentuoso già all’età di 15 anni

Nato in Francia alla fine dell’Ottocento, Lemoine apparteneva a una famiglia molto in vista. Il padre era console francese a Trieste e avrebbe voluto per lui una buona carriera. Ma il figlio snobbò gli studi, mostrando un talento di “truffatore” fin dall’età dell’adolescenza.

A 15 anni i genitori scoprirono che vendeva azioni di società inesistenti e lo cacciarono di casa per il disonore.

Il giovane prese a frequentare le fiere dove si esibiva come illusionista, con grande abilità. Ma Henri frequentava spesso anche le sale da gioco per barare ai tavoli e si destreggiava a ingannare i turisti in vacanza tanto da finire, più volte, nei guai con la giustizia.

L’incontro con De Beers

È nel gennaio del 1905 che Lemoine compie un salto di qualità. Incontra a Londra Henry Feldenheimer, che commerciava diamanti con i principali venditori al mondo, e si presenta a lui come scienziato in grado di produrre diamanti di dimensioni gemma a partire dal carbone. Gli fa dono di alcune pietre preziose: il mercante esamina i diamanti, trovandoli “assolutamente perfetti” mentre il giovane impostore francese gli fa credere che sono solo imitazioni realizzate con le sue mani.

Sorpreso, Feldenheimer contatta Sir Julius Werhner, azionista dello storico gruppo che detiene il monopolio delle miniere di diamanti in Sudafrica. Il rappresentante di De Beers resta impressionato dalla scoperta. Lemoine organizza una dimostrazione e invita i potenziali investitori nel suo laboratorio a Parigi per assistere di persona alla creazione di questo “prodotto” chimico.

La “magia” dei diamanti sintetici nella fornace

Facendo appello alle sue doti di prestigiatore, Lemoine mescola polvere di ferro e carbone in una ciotola, la riscalda in una fornace e, dopo un lasso di tempo, la estrae: da un’enorme nuvola di fumo, appaiono le gemme. L’impostore ripete l’esperimento per garantire il “suo” processo di produzione dei diamanti sintetici.

Il gruppo De Beers offre al geniale “inventore” 10 mila sterline per avere la formula. Ma Lemoine rifiuta, pensando di dare la notizia alla stampa per provocare un crollo dei prezzi sul mercato. Subito dopo, però, escogita un piano più scaltro: vuole comprare azioni della società De Beers e poi annunciare che i suoi test non ottengono risultati. In questo modo, Lemoine immagina che il prezzo dei titoli salirà di botto, rendendolo ricco.

Il piano per ingannare De Beers

Tuttavia, il truffatore francese non ha soldi per comprare le azioni. Così, cambia ancora i suoi piani e propone a De Beers di mettere la formula dei diamanti sintetici in una cassetta di sicurezza. In cambio di 10 mila sterline, Lemoine si impegna a farla restare chiusa nella banca londinese e nascosta finché sarà in vita. La società accetta, pur di avere il controllo dei preziosi “chimici”.

Ma il frodatore propone di proseguire i test, in gran segreto, per sviluppare diamanti industriali. Wernher, impressionato, accetta di finanziare la ricerca inviando 64 mila sterline. Lemoine chiede i soldi per comprare un terreno e costruire una fabbrica dove sperimentare. De Beers, fiutando un possibile affare futuro, accetta e gli concede un milione di sterline.

La “finta” fabbrica di diamanti industriali

Lemoine invia i progetti e le foto di un sito ad Argelès-Gazost, nella regione dell’Occitania. Per finanziare i suoi esperimenti, chiede (e ottiene) più volte altri fondi e cerca di dimostrare i progressi. Ma nel 1908 un gioielliere persiano rivela che l’uomo aveva acquistato alcuni diamanti veri da lui. Uno degli amministratori di De Beers, Francis Oates, inizia ad avere sospetti e convince i colleghi a fare un viaggio per visitare la fabbrica di persona.

Non trovando nulla, apprendono dal commissariato del posto che la foto è, in realtà, quella di una centrale elettrica che si trova in un villaggio vicino, Arras-en-Lavedan. Lemoine è smascherato.

Rientrati a Parigi, sporgono denuncia contro di lui e lo portano in tribunale nel 1909. Ma nonostante un’indagine accurata, il denaro versato al frodatore non viene mai trovato. I giudici chiedono di vedere la “formula segreta” depositata in banca ma questa si rivela nient’altro che una miscela di carbonio in polvere e zucchero corredata dalla frase: «È molto difficile produrre diamanti. Si può ancora provare cristallizzando il carbonio e sottoponendolo al calore e alla pressione desiderati».

La moglie del truffatore, dalla quale si era (apparentemente) separato, restò irreperibile forse fuggendo in anticipo con il bottino. Alla fine, Lemoine fu condannato a sei anni per estorsione, diventando una celebrità in Francia. Ma sparì presto nel nulla e della coppia, non fu trovata più traccia.

Il contributo di Lemoine alla ricerca

La storia di Lemoine ispirò numerosi scrittori e fu argomento di un esercizio letterario di Marcel Proust che dedicò alla vicenda un capitolo del libro Pastiches et Mélanges del 1919.

La sua invenzione, benché falsa, stimolò la ricerca sui diamanti sintetici e offrì un deciso contributo alla creazione di questi “preziosi” usati oggi nei semiconduttori, nell’elettronica e nella chirurgia.

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