The | Edge esplora i grandi centri di ricerca e innovazione che hanno segnato la storia dell’umanità: un viaggio nelle grandi capitali della scienza.

Sebbene meno celebrata di Parigi, l’Università di Heidelberg è stata una delle grandi “capitali delle scienza” del Vecchio continente a partire dal Medioevo ma è tuttora un faro per il mondo scientifico. Basti pensare che, fra docenti e alunni, vanta un lungo elenco di premi Nobel: dodici insigniti in fisica, sette in chimica, sei in fisiologia o medicina.
La più antica università tedesca
Ufficialmente nota come Ruprecht-Karls-Universität e situata nel centro storico della pittoresca città di Heidelberg nel Baden-Württemberg, detiene il titolo di università più antica della Germania e da oltre sei secoli è un centro di ricerca all’avanguardia.
Le origini dell’Università di Heidelberg sono strettamente intrecciate con la storia dell’Europa medievale e dello scisma d’Occidente. Fondata nel 1386 da Rupert I, elettore palatino, fu modellata sull’Università di Parigi con l’insegnamento in quattro facoltà: filosofia, teologia, giurisprudenza e medicina. Nel corso del XVI secolo, però, divenne un baluardo della Riforma protestante, attirando studiosi e studenti con le nuove idee religiose e anche per questo fu sempre un centro di pensiero molto vivace.
Dalle origini all’Ottocento
La prima figura di peso è Otto Brunfels. Medico e docente all’università, fu attivo nel Rinascimento ed è annoverato tra i fondatori della botanica moderna. Le sue opere illustravano le piante in modo scientifico, rompendo con la tradizione medievale. Coevo fu anche Thomas Erastus, medico e filosofo della scienza, noto per la sua opposizione alla medicina di Paracelso.
Per l’astronomia, la matematica e la cosmografia è ricordato Jakob Christmann che si dedicò pure alla cronologia e agli strumenti matematici, rivestendo un ruolo chiave anche nella trasmissione del sapere scientifico arabo in Europa. Sebastian Münster, invece, si focalizzò sulla cartografia e gli studi della Terra: la sua Cosmographia (1544) resta una delle opere geografiche e scientifiche più influenti del XVI secolo. Fra gli studiosi degni di nota, infine, c’è Philipp Melanchthon che segna un passaggio determinante per la riforma dell’insegnamento scientifico e l’estensione dello studio di astronomia e matematica anche nelle altre università tedesche.
L’età dell’oro: da Bunsen a Bothe
È con l’Ottocento e il Novecento che l’Università di Heidelberg conosce la sua “età dell’oro”: grazie a varie riforme, vive una grande espansione e conquista un ruolo centrale nello sviluppo di chimica, fisica, medicina e scienze della vita.
Partendo dalla prima disciplina, nell’Ottocento, vanno ricordati Robert Bunsen e Gustav Kirchhoff. Il primo fu l’inventore del “becco Bunsen” (un bruciatore fondamentale per tutti gli esperimenti di laboratorio) e fu il fondatore della spettroscopia, segnando la nascita della chimica come scienza sperimentale moderna. Il secondo, invece, parimenti docente all’università, scoprì che ogni elemento ha uno spettro caratteristico. Una tappa decisiva per la chimica analitica moderna e l’astrochimica.
Per la fisica, Hermann von Helmholtz formulò il principio di conservazione dell’energia conducendo studi su termodinamica, elettromagnetismo, fisiologia sensoriale. Philipp Lenard, invece, lavorò sui raggi catodici producendo contributi importanti (che condurranno Joseph John Thomson alla scoperta dell’elettrone) che valsero l’assegnazione del premio Nobel. E ancora, Walther Bothe un pioniere della fisica nucleare che sviluppò il metodo delle coincidenze nei rivelatori, grazie al quale se si registra una coincidenza fra i rivelatori posti il flusso dei raggi cosmici si ritiene parte dello stesso sciame.
Medicina e biologia: da von Helmholtz a Krebs
L’Università di Heidelberg è nota anche per i risultati nel campo della medicina, della fisiologia e della biologia. Hermann Ludwig Ferdinand von Helmholtz, per esempio, si concentrò su vista, udito e nervi mentre Otto Meyerhof scoprì i meccanismi chimici della contrazione muscolare vincendo il Nobel per la medicina nel 1922. Anche Hans Krebs rivelò il ciclo che da lui prende il nome sul metabolismo cellulare: per le sue conclusioni su come avviene il processo metabolico chiave nella respirazione cellulare ricevette il Nobel nel 1953 e diventò uno dei pilastri della biochimica moderna.


