Ritratti: i grandi innovatori del passato, presente e futuro.

The | Edge omaggia le storie di grandiosi personaggi, pionieri e pioniere dell’innovazione, che attraverso la diffusione del loro sapere e delle loro scoperte in ambito scientifico e tecnologico, hanno contribuito e contribuiranno a rivoluzionare l’umanità.

Inganni geniali: quando la frode stimola il progresso

The | Edge indaga le storie di truffe e raggiri del passato.
Vicende ambigue e protagonisti controversi che hanno stimolato soluzioni brillanti, ispirato scoperte e spinto il mondo verso nuove direzioni. Perché anche l’errore – o l’inganno – può lasciare un’impronta sul cammino dell’innovazione.

Ferdinand Demara: il “grande impostore” che sapeva tutto e fingeva il resto

“The Great Impostor”, alias l’americano Ferdinand Demara, viene ricordato soprattutto come maestro nel travestimento.

Ferdinand Waldo Demara, Il suo successo è legato a una miscela di fascino, carisma, acume e memoria fuori dall’ordinario: all’ombra di tante identità, Demara riuscì a vivere vite che non gli appartenevano. Pur senza titoli di studio, ingannò tutti ma attirò anche una notevole ammirazione.

Scappa di casa a 16 anni, si finge monaco e poi professore

Nato nel 1921 a Lawrence, in Massachusetts, Ferdinand Demara era di ceto benestante. La famiglia viveva in un quartiere altolocato, suo padre era operatore cinematografico mentre il fratello maggiore possedeva diversi teatri della città. Ma la Grande Depressione ridusse tutti sul lastrico e il nucleo fu costretto a spostarsi nella zona più povera. Fu allora che il ragazzo, appena sedicenne, scappò di casa e iniziò la sua “carriera” professionale: fingendosi maggiorenne, entrò in un monastero trappista nel Rhode Island. Due anni dopo, fu mandato a Montreal in Canada e si spacciò per monaco benedettino.

Rientrato in patria, sempre sotto false sembianze e in assenza di istruzione accademica, insegnò in una scuola primaria. Poi, sotto l’alias Robert  Linton French, fu professore di psicologia e studiò legge in vari atenei compresa l’università della Pennsylvania, senza mai laurearsi.

Si imbarca come chirurgo e salva 16 soldati

Nel 1951, Demara compie la sua impresa più famosa: durante la guerra di Corea, si finge chirurgo e riesce a operare con successo alcuni feriti. Al tempo, il personale sanitario a bordo scarseggiava e la Marina canadese aveva necessità di ufficiali medici. Sfruttando il suo precedente soggiorno in Canada, l’uomo prese il nome di un dottore canadese, Joseph Cyr, e riuscì a farsi imbarcare rapidamente senza tanti accertamenti.

Quando un gruppo di soldati sudcoreani viene colpito in combattimento ed è trasportato sulla fregata versando in brutte condizioni, il finto dottore è l’unico “chirurgo” sulla nave. Nell’emergenza, Demara mantiene lucidità e ordina di disporre i feriti in sala operatoria. Avendo già letto alcuni manuali di pronto soccorso e di tecniche operatorie, si chiude nella sua cabina per selezionare nei testi le procedure d’urgenza più comuni.

Con l’aiuto di anestetici, riesce a rimuovere proiettili anche in regioni del corpo delicate, procede ad amputare almeno una gamba e compie diversi interventi toracici. Poi, usa ingenti dosi di penicillina contro le infezioni post-operatorie.

Incredibilmente, nessuno muore sotto il suo bisturi e tutti sono salvi. Ma la fama lo “brucia”: la stampa canadese celebra il suo successo clinico e il vero dottor Cyr realizza che c’è un altro al suo posto. Demara, però, ne esce indenne: la Marina canadese non ha interesse a perseguirlo, pur di non alimentare un vespaio di polemiche. 

Demara, però, non smette: a fine anni ’50, assume le false generalità di un sovrintendente carcerario in una prigione in Texas. Ma, vista la sua notorietà, un detenuto lo riconosce e lo smaschera, facendolo incriminare.

Ferdinand Demara, la fine e il suo fascino

Nonostante tutto, l’uomo si reinventa come cappellano ospedaliero al Good Samaritan Hospital di Anaheim e qui trascorre gli ultimi tempi prima di morire nel 1982, ad appena 60 anni, di insufficienza cardiaca e diabete. La sua figura, tuttavia, resta tuttora al centro di studi di psicologia e marketing.

Senza saperlo, Ferdinand Demara ha rivelato l’importanza delle soft skills e dell’apprendimento pratico. Non aveva un piano criminale ma voleva ottenere prestigio sfruttando il suo talento naturale per la recitazione e la sua grande capacità di reggere la pressione. Le sue tecniche psicologiche da “manipolatore” comprendevano la presentazione carismatica (sapeva ispirare fiducia immediata con tono educato e rassicurante), l’uso sapiente di linguaggio tecnico (assimilava rapidamente termini e gergo specialistico), l’evocazione di autorità morale (era solito parlare di vocazione e servizio in modo da apparire insospettabile) fino alla strategia della “conferma positiva”: dare una prima, buona impressione con un piccolo gesto di successo per costruirsi una reputazione in fretta e incassare la fiducia.

Il suo metodo, inoltre, si basava su due regole chiave: sfruttare le lacune organizzative (individuava le falle approfittando della buona fede delle persone per inserirsi in contesti senza verifiche) e non rubare mai il ruolo a qualcuno. Demara era consapevole che, in ogni organizzazione, esiste un potere da sfruttare ma è indispensabile non invadere spazi e domini di altri per evitare conflitti diretti. Quindi, teneva un profilo iniziale basso per ritagliarsi, piuttosto, ruoli nuovi a proprio vantaggio.

Il suo caso contribuì, inoltre, a fare riforme per rafforzare i controlli sui titoli accademici e le licenze professionali, soprattutto in ambito medico e sanitario.

Per tutta la vita, Demara ebbe un motto: «Sapere un po’ di tutto e fingere il resto». Ma il suo scopo non era il denaro, quanto ottenere prestigio e considerazione. Come scrisse anche il suo biografo ufficiale, Robert Crichton, nel libro The Great Impostor che nel 1959 diventò un bestseller di vendite tanto da essere adattato nell’omonimo film con Tony Curtis nei panni del truffatore.

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