Ritratti: i grandi innovatori del passato

The | Edge omaggia le storie di grandiosi personaggi storici, uomini e donne del passato, pionieri e pioniere dell’innovazione, che attraverso la diffusione del loro sapere e delle loro scoperte in ambito scientifico e tecnologico, hanno contribuito a rivoluzionare l’umanità.

La forza del pensiero

L’evoluzione dell’AI in sofisticate reti neurali danno una speranza a miliardi di malati. Ma restano i nodi per l’etica, la privacy e l’aspetto sociale

Muovere il mouse del computer con il pensiero è, oggi, possibile. L’impianto del chip cerebrale sul primo paziente – annunciato dal fondatore di Neuralink Elon Musk a fine febbraio – è avvenuto con un robot chirurgico che ha posizionato l’interfaccia cervello-computer nella regione neuronale deputata ai controlli del movimento.

Il via libera della Food and Drug Administration alla sperimentazione sugli uomini, concesso a Neuralink a settembre 2023, ha aperto una pagina nuova per il futuro dell’interfaccia neuronale (o Brain-Computer-Interface). Migliaia i malati in lista d’attesa per testare l’innovativo chip, capace di “parlare” direttamente con più di 1.000 diverse cellule cerebrali: tetraplegici, lesionati nel midollo spinale, persone colpite da ictus, con arti protesici o affette da sclerosi.

L’eccentrico visionario ha mete ambiziose per la sua società (valore stimato già cinque miliardi di dollari): Musk vuole perfezionare i dispositivi per trattare altre condizioni di salute gravi come l’obesità, l’autismo, la depressione e la schizofrenia. E patologie neurodegenerative oggi incurabili, come Parkinson e Alzheimer.

In realtà, il primo tentativo per far comunicare direttamente il cervello con un dispositivo esterno risale alla fine degli anni Sessanta: si provò a collegare alcuni elettrodi al cervello delle scimmie per il controllo delle luci. Per molto tempo, però, inserire sensori all’interno del cervello umano non fu ritenuto eticamente ammissibile.

Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, però, ha dato nuova linfa. L’idea di fondo è stata combinarla con il complesso cervello umano. L’evoluzione ha portato a sofisticate reti neurali artificiali, basate sull’informatica neuromorfica: in pratica, i chip agiscono come i neuroni imitando caratteristiche e funzioni del cervello umano biologico. La tecnologia consente ormai di captare e interpretare i segnali cerebrali di un paralizzato a velocità simile a una normale conversazione, traducendoli in parole digitali.

Una speranza immensa. Stando all’OMS, il 16% della popolazione mondiale – pari a 1,3 miliardi – vive con una forma di disabilità media o grave. E una persona su otto ha un disordine mentale o neurologico. Gli investimenti in questo tipo di ricerca, finora limitati a pochi “pionieri”, sono cresciuti del 700% negli ultimi dieci anni. Fra le neurotech all’avanguardia, la spagnola Bitbrain punta su dispositivi indossabili che rilevano i segnali EEG del cervello (in pratica, la risposta agli stimoli dei sensi) grazie all’aiuto dell’IA. NextMind, invece, start-up francese di recente acquisita da Snapchat, lavora a un dispositivo non invasivo di massa (ovvero, una cuffia) per tradurre i segnali cerebrali della corteccia visiva in comandi.

Resta, però, il problema etico. Secondo le Nazioni Unite, la neurotecnologia e l’uso di dispositivi impiantabili nel cervello umano necessitano di una cornice universale, anche per la privacy (di fatto, rivelano ciò che pensa qualcuno). Infine, il tema sociale: il rischio è aumentare il divario fra chi può permettersi questa tecnologia e chi no.

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