Ritratti: i grandi innovatori del passato

The | Edge omaggia le storie di grandiosi personaggi storici, uomini e donne del passato, pionieri e pioniere dell’innovazione, che attraverso la diffusione del loro sapere e delle loro scoperte in ambito scientifico e tecnologico, hanno contribuito a rivoluzionare l’umanità.

Katherine Johnson e il “trio afroamericano” della NASA

Katherine Johnson

(White Sulphur Springs, 1918 – Hampton, 2020)

La vita di Katherine Johnson, matematica afroamericana entrata alla NASA diventando perno determinante per i calcoli del programma Mercury e per le traiettorie del primo allunaggio, è nota al grande pubblico grazie al film «Il diritto di contare», pellicola tratta dall’omonimo libro di Margot Lee Shetterly.

Le origini di Katherine Johnson e i primi passi verso il successo

Ai primi degli anni Sessanta, in piena segregazione razziale degli Stati Uniti, Katherine Johnson e le sue due colleghe Mary Jackson e Dorothy Vaughan, rappresentano una storia di grande emancipazione ma, prima ancora, di straordinario talento. È solo per le capacità eccezionali che le tre giovani riescono a imporsi alla NASA, in un ambiente allora dominato da uomini bianchi.
Ultima di quattro figli, Katherine ebbe il sostegno decisivo dei genitori: suo padre, Joshua Coleman, lavorava come tuttofare presso un hotel della contea di Greenbrier (nella Virginia occidentale) mentre la madre, Joylette Lowe, era insegnante. La coppia intuì le doti matematiche della piccola già all’età di otto anni e cercò di assicurarle la migliore istruzione, nonostante gli ostacoli del tempo per gli studenti neri.
Katherine è costretta a spostarsi in un’altra contea per frequentare il liceo e si conferma una bambina prodigio, ottenendo il diploma superiore a soli quattordici anni. Subito dopo, si iscrive al West Virginia State College e qui studia tutti i corsi di matematica disponibili, conquistando l’attenzione di molti docenti. Nel 1937, ad appena diciotto anni, si laurea con lode in matematica e francese. Viene chiamata a Marion, in Virginia, a insegnare in una scuola per afroamericani.
Due anni dopo sposa il suo primo marito, James Gobe, anch’egli afroamericano e notevole fisico matematico. La donna lascia il lavoro per specializzarsi ma, alla fine, decide di dedicarsi alla famiglia.

L’ingresso alla NASA tra sfide e discriminazioni

Nel 1952, quando le tre figlie sono più grandi, Katherine torna a insegnare ma un parente informa la coppia che ad Hampton, in Virgina, presso il laboratorio della National Advisory Committee for Aeronautics (quel Langley Research Center che sarà il primo e più vecchio nucleo della futura NASA) cercano personale. L’estate dell’anno dopo, la famiglia si trasferisce e per Katherine si apre la strada del successo. Per cinque anni, la matematica svolge l’attività di “calcolatore” in un team di sole donne afroamericane per il programma di ricerca sugli aeromobili: come una sorta di “computer”, elaborano calcoli sulla base dei dati delle scatole nere dei velivoli. La chance di un posto di lavoro prestigioso, tuttavia, si scontra con la realtà quotidiana della discriminazione razziale: le donne sono costrette a consumare i pasti fra di loro, usare bagni distinti, tenersi lontano perfino dalle caraffe di caffè dei colleghi bianchi. Nel 1956, proprio mentre Katherine indaga su un disastro aereo causato da una turbolenza di scia, suo marito muore di tumore al cervello: la donna resta sola con tre figlie adolescenti da crescere.

Contributi alla conquista dello spazio

Nel 1957, il lancio del primo satellite nello spazio da parte dei sovietici – lo Sputnik – cambia la storia.

Nello stesso anno la matematica effettua alcuni calcoli, pubblicati l’anno successivo nel documento “Notes on Space Technology”, destinato ad animare una serie di conferenze sulla tecnologia spaziale: gli americani pensano sempre più alla conquista del cosmo. Nel 1958, la squadra delle “calcolatrici” viene sciolta e Katherine è assegnata al gruppo di lavoro spaziale. Qui resterà più di trenta anni, fino alla sua pensione nel 1986. È lei, nel 1959, a calcolare la traiettoria per il primo volo spaziale, poi assegnato all’astronauta Alan Shepard. Diventa l’unica donna ammessa alla riunione più riservate dei vertici dello staff. Nel frattempo, si risposa con il tenente colonnello James Johnson.
Nel 1960, collabora con l’ingegnere Ted Skopinski a scrivere un rapporto sulle equazioni che descrivono un volo spaziale orbitale con la posizione di atterraggio del veicolo spaziale. Per la prima volta, una donna della Divisione ricerca di volo può firmare come autrice di una ricerca. Il 12 aprile del 1961, però, ancora i russi riescono a far “volare” Jurij Gagarin: è il primo uomo che riesce a concludere la missione con successo. Washington è bruciata dallo “smacco”.
Appena tre settimane dopo, effettua il lancio della capsula Freedom 7 dalla base di Cape Canaveral: a bordo c’è Alan Shepard, diventerà il primo astronauta americano a viaggiare oltre i limiti dell’atmosfera terrestre per quindici minuti. Tutto grazie a Katherine, che calcolò con successo anche la finestra di lancio della missione e tracciò diagrammi di backup di navigazione in caso di guasto elettronico. È nel 1962 che la matematica diventa famosa. La NASA prepara la missione orbitale di John Glenn. Per la capsula di «Friendship 7», un’apposita rete di comunicazione mondiale collega le stazioni ai computer Ibm. Ma Glenn non si fida dei computer programmati con le equazioni orbitali e chiede di far verificare la traiettoria a Katherine, a mente e con la semplice calcolatrice. Cosa che la matematica fa, perfino con maggiore precisione. È sempre lei a calcolare la traiettoria per la missione sulla Luna di «Apollo 11» nel 1969 e a rendere possibili i primi passi di Neil Armstrong. Ed è solo grazie ai suoi backup che, l’anno dopo, tutto l’equipaggio della missione Apollo 13, fallita per un’esplosione, riesce a rientrare a Terra salvo. Johnson ha lavorato anche ai programmi Space Shuttle, Earth Resources Technology Satellite (o ERTS) in seguito ribattezzato Landsat oltre al progetto di una missione su Marte. Negli anni, ha usato i computer digitali e proprio la sua precisione contribuì a rafforzare la fiducia nei nuovi strumenti.

Eredità e riconoscimenti

Nel 2015, il presidente americano Barack Obama le ha tributato la Medaglia presidenziale della libertà. Il 24 febbraio 2020, l’amministratore della NASA James Bridenstine annunciò: «La nostra famiglia della NASA è triste nell’apprendere la notizia che Katherine Johnson è morta questa mattina». Aveva 101 anni.

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