Ritratti: i grandi innovatori del passato

The | Edge omaggia le storie di grandiosi personaggi storici, uomini e donne del passato, pionieri e pioniere dell’innovazione, che attraverso la diffusione del loro sapere e delle loro scoperte in ambito scientifico e tecnologico, hanno contribuito a rivoluzionare l’umanità.

I grandi innovatori del passato: Sophie Brahe

Ritratti: i grandi innovatori del passato

The | edge omaggia le storie di grandiosi personaggi storici, uomini e donne del passato, pionieri e pioniere dell’innovazione, che attraverso la diffusione del loro sapere e delle loro scoperte in ambito scientifico e tecnologico, hanno contribuito a rivoluzionare l’umanità.

Sophie Brahe, l’astronoma vissuta all’ombra del fratello

Sophie Brahe
(Knutstorp, 1556 – Helsingør, 1643)

Nata a Knutstorp, odierno comune svedese di Svalöv al tempo di proprietà del Regno di Danimarca, Sophie Brahe – sposata in Thott – fu la minore di dieci figli di una famiglia agiata di piccola nobiltà. Suo padre, Otto Brahe, era consigliere del re danese mentre sua madre, Beate Bille, era sovrintendente della famiglia reale della regina Sofia.

La sua vita di scienziata è legata, e in qualche modo oscurata, da quella del fratello maggiore di dieci anni, Tycho Brahe. Astronomo famoso nella storia per aver istituito delle osservazioni regolari di stelle e pianeti, inaugurando di fatto il metodo scientifico moderno.

Il re Federico II aveva donato al giovane astronomo l’isola di Hven, situata fra la regione svedese di Scania e Copenaghen. Qui, fra il 1576 e il 1580, Tycho eresse l’Uraniborg, un “castello celeste” dedicato a Urania (la dea dell’astronomia), dotato di strumenti innovativi – come sestanti, quadranti e sfere armillari – spesso ideati da lui stesso. A questo si aggiunse, successivamente, una seconda struttura di osservazione stellare – lo Stjerneborg – visto che il vento eccessivo rendeva impossibile farlo dalle torri del castello. Fu l’ultima installazione in Europa senza un telescopio.

Meno noto, almeno fino a qualche tempo fa, era che la sorella Sophie fosse la sua assistente e, probabilmente, la più acuta fra i due, se si considera che l’unica testimonianza coeva che ci resta – la biografia di Tycho scritta dall’abate Pierre Gassend – parla delle eccezionali conoscenze in matematica e astronomia della donna.

Eppure, Sophie fu autodidatta e non senza ostacoli. Il fratello l’aveva istruita in orticoltura e chimica, ritenendo troppo difficili gli studi di astronomia. Mentre la famiglia osteggiò sempre la sua passione per la scienza, al punto da toglierle perfino l’eredità. Ma la ragazza, sebbene ancora adolescente, prese ad affiancare Tycho nel suo lavoro, studiando astronomia sui libri in tedesco e pagandosi da sola le traduzioni in latino.

Nel 1576 sposò Otto Thott, un ricco nobile molto più grande di lei dal quale ebbe un figlio. Fu una delle due unioni della sua vita. Con lui trascorse molti anni nel castello di Ericksolm, dedicandosi a coltivare magnifici giardini, nei quali sperimentò anche piante officinali.

La seconda relazione, dopo la morte del marito nel 1588, fu fatale. Sophie si innamorò di Erik Lange, un giovane amico del fratello, di famiglia nobile e benestante, che però dissipò tutti i suoi averi negli esperimenti di alchimia, tentando di trasformare il metallo in oro. Inseguito dai creditori, l’uomo fu costretto a fuggire e Sophie fu prosciugata di tutti i suoi beni.

I due furono costretti a rinviare le nozze più volte e, quando le celebrarono, a Eckenrförde sul mar Baltico, lo fecero nella più assoluta povertà, tanto da dover restituire al banco dei pegni gli abiti della cerimonia.

Morto Lange nel 1613, Sophie rientrò in Danimarca e visse a Helsingør – teatro dell’Amleto di Shakespeare, fino alla sua morte avvenuta nel 1643 a ben 84 anni. Dedicò gli ultimi tempi a scrivere una genealogia delle famiglie nobili danesi: 900 pagine, pubblicate nel 1626, che costituiscono un ricco censimento di storia dell’epoca, oggi conservato nell’università di Lund.

Il lavoro scientifico di Sophie resta, in buona parte, non riconosciuto. Ma è certo che studiò diverse eclissi insieme al fratello Tycho, il quale corresse le tavole dell’astronomo Erasmus Reihold per predire il fenomeno con più esattezza. Significativa resta la scoperta, nel 1572, della “stella nova”: la Supernova 1572 (o Supernova di Tycho o B Cassiopeiae). Fu questa che lo spinse a confutare il modello geocentrico dell’universo, elaborando una teoria che precede il sistema eliocentrico. Nonostante alcune interruzioni legate ai due matrimoni, Sophie continuò a frequentare l’Uraniborg e divenne esperta nella misurazione delle posizioni dei pianeti e delle orbite: la donna registrò i dati per interi decenni, compliando l’archivio più accurato mai prodotto. E fu in grado di farlo anche in autonomia quando, nel 1597, il fratello lasciò la Danimarca per sopraggiunti dissapori con il re. Peccato che la storia dell’epoca non consentì a una donna come Sophie di prendersi anche il merito.

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