Ritratti: i grandi innovatori del passato, presente e futuro.

The | Edge omaggia le storie di grandiosi personaggi, pionieri e pioniere dell’innovazione, che attraverso la diffusione del loro sapere e delle loro scoperte in ambito scientifico e tecnologico, hanno contribuito e contribuiranno a rivoluzionare l’umanità.

I grandi innovatori del passato: Salk

Ritratti: i grandi innovatori del passato

The | Edge omaggia le storie di grandiosi personaggi storici, uomini e donne del passato, pionieri e pioniere dell’innovazione, che attraverso la diffusione del loro sapere e delle loro scoperte in ambito scientifico e tecnologico, hanno contribuito a rivoluzionare l’umanità.

Jonas Salk, l’uomo dei miracoli che sconfisse la poliomielite

Jonas Salk

(New York, ottobre 1914 – La Jolla, giugno 1995)

L’uomo dei miracoli, come fu ribattezzato dalla stampa statunitense Jonas Salk, era figlio di una coppia russa di origine ebraiche emigrata negli Stati Uniti. La sua è la classica storia americana di successo in parte legato allo straordinario talento, in parte agli incontri fortunati della vita.

Dopo il diploma in Scienze al City College di New York, il giovane Salk studiò medicina alla New York University ottenendo un dottorato nel 1939. Qui conobbe Thomas Francis jr, che scoprì il virus dell’influenza. Ma Salk faticò non poco a trovare un laboratorio che lo accogliesse anche per via delle sue origini.

Quando il virologo si trasferisce nell’università del Michigan, Salk decide di seguirlo per lavorare insieme al vaccino anti-influenzale. Fino ad allora la soluzione della scienza era stata usare una forma attenuata di virus ma i ricercatori cercano una nuova strada. Nel 1943, i due immunologi mettono a punto un siero, utilizzando per la prima volta un virus inattivato: si inaugura un nuovo capitolo nella storia dei vaccini.

Secondo la coppia di studiosi, questo metodo funziona meglio del precedente e garantisce maggiore sicurezza, visto che il vaccino iniettato non provoca più la malattia in forma lieve ma stimola gli anticorpi delle persone a difendere l’organismo dall’eventuale aggressione del virus. Ma, come accade ancora oggi, la novità solleva un grosso dibattito: non tutta la comunità scientifica è d’accordo e i medici si dividono. Il nuovo vaccino, comunque, sarà definitivamente perfezionato nel 1953.

Nel frattempo un altro virus, la poliomielite, miete migliaia di vittime. Nota anche con il nome di “paralisi infantile” la malattia colpisce soprattutto i bambini, in modo subdolo e invalidante. Chi sopravvive, ne esce completamente deformato agli arti, con gambe e braccia paralizzate o costrette per sempre dentro i tutori in ferro o alle stampelle.

Nei primi decenni del Novecento, le epidemie di poliomielite sono sempre più ravvicinate, soprattutto in estate, e all’inizio degli anni ’50 si arriva addirittura al picco di 50 mila casi solo negli Usa. La necessità assoluta della sanità di questo secondo Dopoguerra diventa quella di sconfiggere questo virus.

Dal 1947 Salk viene chiamato all’università di Pittsburgh per organizzare un moderno laboratorio di ricerca sui virus. La sfida è impegnativa e l’uomo inizia l’incarico affidatogli avendo in testa l’idea di un vaccino anti-polio. Due anni dopo, tre suoi colleghi riescono a produrre nelle provette varie colture cellulari del virus: Salk, dunque, dispone di questi risultati e di ingenti risorse grazie alla Fondazione nazionale per la paralisi, voluta dal presidente americano Franklin Delano Roosevelt, colpito dal virus nel 1921 a 39 anni.

Salk fa tesoro dell’esperienza precedente con l’influenza. Procede e ottiene diversi ceppi per poi applicare lo stesso procedimento seguito con il suo docente per il vaccino influenzale: inattiva il virus e lo testa sulle scimmie. Gli animali risultano immuni alla poliomelite.

Nel 1952, lo scienziato sottopone al vaccino sé stesso, i familiari e il suo staff. Due anni dopo parte la sperimentazione umana su larga scala. Le dosi saranno inoculate a due milioni di bambini fra i sei e i nove anni: nel 90% dei casi, il ritrovato risulta efficace. Il 12 aprile del 1955 arriva l’annuncio formale della disponibilità di un vaccino anti-polio: Salk diventa popolarissimo, stampa e opinione pubblica lo incoronano come il salvatore. Eppure, non riceverà mai un riconoscimento (nel 1947 il Nobel era stato dato a John Enders, Thomas Weller e Frederick Robbins, i tre medici che avevano isolato e riprodotto il virus per primi) e neppure farà un soldo da questa scoperta. Si stima che un brevetto del vaccino avrebbe fruttato almeno 7 miliardi di dollari. Secondo alcuni, le regole della Fondazione che finanziarono la ricerca avrebbero impedito uno sfruttamento. Ma in un’intervista Salk stesso chiarì che lasciarlo a disposizione di chiunque era stata una sua scelta: si può, forse, brevettare il Sole?

Non mancarono imprevisti. Subito dopo l’avvio del vaccino di Salk, una casa farmaceutica californiana che aveva ottenuto la licenza del governo americano per produrlo, per errore immise vaccini contaminati dal virus vivo, causando contagi e vittime. L’incidente fu catastrofico e l’attendibilità del vaccino entrò in crisi.

Nel 1961, invece, il vaccino di Salk fu temporaneamente oscurato da quello di un altro studioso, Albert Bruce Sabin. Americano di origini russe, Sabin aveva seguito il vecchio metodo del virus vivo depotenziato, realizzando un vaccino per via orale. Snobbato dagli Usa, il ritrovato fu prodotto dall’Urss e ben presto si diffuse anche Oltreoceano, per la maggiore facilità di somministrazione. Alla fine, tuttavia, la medicina tornerà ad abbracciare il vaccino a virus inattivato di Salk, tuttora l’antipolio più usato.

Pioniere di una più moderna visione nella vaccinazione, Salk morirà per un infarto nel 1995 a La Jolla in California, dove nel 1963 aveva dato vita al centro di ricerca “Salk Institute for Biological Studies”. In questi laboratori si sono formati alcuni dei più grandi scienziati e futuri premi Nobel del mondo. Solo un anno prima, l’Organizzazione mondiale della Sanità aveva dichiarato scomparso in natura il virus della poliomielite (almeno in Occidente). La sua ultima sfida, non vinta, fu un vaccino contro l’HIV.

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