Ritratti: i grandi innovatori del passato

The | Edge omaggia le storie di grandiosi personaggi storici, uomini e donne del passato, pionieri e pioniere dell’innovazione, che attraverso la diffusione del loro sapere e delle loro scoperte in ambito scientifico e tecnologico, hanno contribuito a rivoluzionare l’umanità.

I grandi innovatori del passato: Elena Cornaro

Ritratti: i grandi innovatori del passato

The | Edge omaggia le storie di grandiosi personaggi storici, uomini e donne del passato, pionieri e pioniere dell’innovazione, che attraverso la diffusione del loro sapere e delle loro scoperte in ambito scientifico e tecnologico, hanno contribuito a rivoluzionare l’umanità.

Elena Cornaro, la prima donna laureata al mondo

Elena Lucrezia Cornaro Piscopia

(Venezia, 1646 – Padova, 1648)

La veneziana Elena Cornaro Piscopia è entrata nella storia per essere stata la prima donna in Europa (e dunque del mondo di allora) a ottenere una laurea in un’università, conquistando una fama senza confini. Ma questa figura non sarebbe stata così grande senza i suoi genitori, decisamente anticonformisti.

Suo padre Giovanni Battista Cornaro, un nobile veneziano di antica casata che contava nove cardinali e quattro dogi, era procuratore di San Marco. Mentre la madre, Zanetta Boni, era una contadina bresciana di umili condizioni che gli diede sette figli (Elena fu la quinta), senza essere sua moglie legittima.

Questo non impedì all’uomo di riscattare la famiglia, sposando la donna e facendo iscrivere all’albo d’oro dei nobili i figli naturali nati dalla loro relazione more uxorio, grazie al versamento di un’ingente somma.

Fu un amico di famiglia, sacerdote, a intuire il grande potenziale delle doti della bimba di appena sette anni e a spingere il padre a far studiare Elena. E fu proprio Giovanni Battista – che oggi definiremmo femminista ante litteram – a impartire le prime lezioni di greco e latino alla figlia. E per assicurarle un’istruzione adeguata, l’uomo garantì alla ragazza i migliori docenti dell’epoca.

Elena imparò sette lingue fra antiche e moderne, parlando fluentemente francese, spagnolo, ebraico, arabo, aramaico. Approfondì lo studio della musica, poi apprese la matematica e l’astronomia. Studìò eloquenza e dialettica, quindi filosofia sostenuta da Carlo Rinaldini, docente all’ateneo di Padova e amico del padre, che le insegnò le dottrine filosofiche.

La ragazza, tuttavia, aveva anche una forte vocazione religiosa e contro la volontà della famiglia, che sognava per lei nozze di rango, nel 1665 entrò nell’ordine monastico come suora laica e prese a vivere secondo la regola di San Benedetto.

Nel frattempo, Elena diventava celebre per la sua fine erudizione, ottenendo diversi riconoscimenti. Nel 1670, fu nominata presidente della società veneziana Accademia del Pacifici e seguirono molti altri incarichi. Scienziati e letterati da ogni parte di Europa arrivavano a Venezia solo per disquisire con lei.

La giovane decise di studiare teologia con il professore Felice Rotondi e chiese di laurearsi in questa disciplina. Sebbene l’università patavina fosse favorevole, il vescovo cittadino le negò il permesso di farlo perché donna.

Elena Cornero riuscì a conquistare l’agognata laurea ma in filosofia, a 32 anni, grazie all’intercessione del suo tutor Rinaldini. Il quale, dopo aver servito due pontefici e insegnato a Pisa, giunto a Padova ritenne che fossero maturi i tempi per infrangere il tetto di cristallo nel mondo intellettuale e accademico. Fu la prima volta per una donna in quasi mezzo millennio.

Il titolo di Magistra et Doctrix Philosophiae – unitamente alla tradizionale corona di alloro, al mantello di ermellino e all’anello d’oro – le venne conferito sabato 25 giugno 1678, dopo una dissertazione su due puncta estratti a sorte (i temi riguardavano due tesi aristoteliche) che la donna condusse “in maniera tanto egregia ed eccellente” all’interno della cattedrale di Padova perché l’aula universitaria dedicata risultò troppo angusta per contenere tutti i presenti accorsi per l’evento.

Da allora, Elena si trasferìma i sacrifici delle continue penitenze e gli studi avevano messo a dura prova la salute del suo fisico. Si spense pochi anni dopo, ad appena 38 anni, per una tubercolosi e fu sepolta nell’abbazia benedettina di Santa Giustina a Padova. Di lei resta una statua nel cortile antico di Palazzo del Bo (lo storico nucleo centrale dell’ateneo di Padova), donata dalla poetessa Caterina Dolfin nel 1773 mentre è andato distrutto il maestoso monumento in sua memoria, fatto innalzare dal padre nella basilica del Santo.

La sua figura passò presto dalla fama all’oblio e per avere due nuove laureate (una a Bologna e una a Pavia), bisognerà attendere quasi un altro secolo. Ma la storia di Elena Lucrezia Cornaro Piscopia resta simbolo di intelligenza e caparbietà, nonché primo tassello dell’emancipazione femminile per l’accesso all’istruzione.

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