I grandi innovatori del passato: Caroline Herschel

Ritratti: i grandi innovatori del passato

The | Edge omaggia le storie di grandiosi personaggi storici, uomini e donne del passato, pionieri e pioniere dell’innovazione, che attraverso la diffusione del loro sapere e delle loro scoperte in ambito scientifico e tecnologico, hanno contribuito a rivoluzionare l’umanità.

Caroline Herschel, il ponte fra astronomia antica e modernità

Caroline Herschel

(Hannover, 1750 – Hannover, 1848)

Come già avvenne a metà del Cinquecento a Sophie Brahe, l’astronoma danese oscurata dalla miglior fama del fratello Tycho, anche per Caroline Herschel non fu facile uscire dall’ombra.

Figlia di una numerosa prole messa al mondo da Isaac Herschel e Annalise Moritzen, la piccola Caroline trascorse l’infanzia nella sua Hannover, in una famiglia di lavoratori. Ad appena dieci anni, sopravvisse al tifo ma questo segnò inesorabilmente il suo aspetto fisico. Suo padre, giardiniere, era anche un discreto oboista e divenne direttore della banda delle guardie della città tedesca.

Nonostante una certa contrarietà di sua moglie, l’uomo cercò di trasmettere la sua passione per la musica ai figli. Fu così che uno di loro, William, scelse la carriera di musicista trasferendosi a Bath per diventare maestro di cappella della cittadina inglese. La sorella Caroline, altrimenti relegata in casa per i lavori domestici, si offrì di seguirlo per accudirlo.

Giunta in Inghilterra, la giovane – che non ha potuto studiare perché alle donne era ancora negato l’accesso alle università e alle accademie scientifiche – decide di diventare cantante lirica, con discreti risultati. Ma William inizia a dedicarsi all’astronomia e anche la vita di Caroline cambia.

La donna affianca il fratello nelle lunghe ore di osservazione notturna del cielo con il telescopio, annota ogni sua considerazione e inizia laboriosamente a fare i calcoli di ogni tracciato. Finché, il 3 marzo del 1781, il fratello scopre il settimo pianeta del sistema solare: Urano.

In segno di riconoscimento, il re Giorgio III lo nomina astronomo di corte e lo invita a trasferirsi nel castello di Windsor. William, grato alla sorella per il supporto, l’anno dopo le regala un telescopio newtoniano spronandola a proseguire per conto suo. Grazie allo strumento, la donna continua il suo “esame celeste” e nel 1783 scopre le sue prime tre nebulose. È il 1786 quando scova la sua prima cometa e, per questo, il sovrano le affida l’incarico di assistente del fratello, riconoscendole una remunerazione annua di 50 sterline per il suo lavoro scientifico (si tratta della prima volta per una donna astronomo).

Nei successivi undici anni, complice anche il matrimonio di William con una ricca vedova, Caroline si allontana dal fratello, concentrandosi sul suo progetto: scoprirà altre sette comete.

Nel 1797, William realizza che qualcosa non va nel catalogo astronomico britannico compilato un secolo prima da John Flamsteed, primo direttore dell’Osservatorio di Greenwich, ma chiede alla sorella di occuparsene.

Coerente con lo spirito del tempo – l’Encyclopédie francese nasce nel Settecento – Caroline sposa il principio di ordine e catalogazione. Inizia una revisione delle osservazioni del primo astronomo reale inglese e del suo elenco di tremila stelle. L’anno successivo (1798), sottopone all’esame della

Royal Society il risultato della sua verifica sull’opera scientifica di Flamsteed presentando un indice di commenti, un elenco di 560 stelle mancanti dal catalogo iniziale insieme alla lista di errori compiuti da Flamsteed.

Caroline inaugura, inoltre, una titanica registrazione delle coordinate celesti degli “oggetti lattiginosi” scoperti, originariamente, da Galileo: alla fine, catalogherà ben 2.500 Nebulae.

Riavvicinatasi al fratello, su sua richiesta segue l’istruzione del nipote John, mentre la sua fama presso la corte reale aumenta.

Alla morte di William, però, Caroline decide di tornare ad Hannover ma non abbandona l’astronomia. Conclude il catalogo delle nebulose insieme al nipote John e lo aiuta in altre ricerche. Nel 1828, la Royal Astronomic Society le conferisce la medaglia d’oro per la sua revisione del catalogo astronomico (bisognerà attendere Vera Rubin nel 1996 per avere un’altra donna premiata) mentre, nel 1835, la nomina suo membro onorario: è l’unica ad avere questo prestigio insieme a Mary Sommerville. Due anni dopo, anche l’Irlanda la fregia di questo onore nella Royal Irish Academy di Dublino. Nel 1846, all’età di 96 anni, riceve anche la medaglia d’oro per meriti di scienza dal re di Prussia. Ebbe buona salute fino alla sua morte, a 98 anni.

A Caroline Herschel è intitolato un asteroide (il numero 281 scoperto nel 1888), un cratere lunare e, dal 2009, l’Osservatorio spaziale dell’Esa, l’Agenzia spaziale europea. Pur non potendo osservare lo spazio odierno, la scienziata compì un decisivo passo avanti. La sua grande eredità resta il lavoro di compilazione che consentì, agli astronomi successivi, una “mappatura celeste” completa che porterà al Novecento. E, oggi, chi studia l’evoluzione delle galassie nel nostro universo in espansione lo fa grazie a lei.

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