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AI Act: la prima legge sull’intelligenza artificiale è realtà

L’Unione Europea ha compiuto un passo significativo verso la regolamentazione dell’intelligenza artificiale.

Lo scorso 13 marzo il Parlamento europeo ha varato l’AI Act, completando il lungo iter legislativo che ha portato alla realizzazione della prima legge organica in materia di intelligenza artificiale e che segna un passo storico importante (leggi l’articolo AI e Unione Europea: presentato il primo quadro normativo). Per Brando Benifei, il relatore del Parlamento sull’AI Act, questo regolamento ha lo scopo ambizioso di “limitare i rischi e aumentare le opportunità, combattere le discriminazioni, a portare la trasparenza e i nostri valori democratici di libertà e uguaglianza all’interno dello sviluppo dell’intelligenza artificiale, sostenendo al contempo l’innovazione e la competitività”.

Cosa prevede l’AI Act

Il nuovo regolamento prevede un sistema graduato di protezione degli utenti, che si articola su quattro livelli di rischio: minimo, limitato, elevato e inaccettabile. Per le applicazioni di intelligenza artificiale a rischio limitato, saranno richiesti solo requisiti minimi di trasparenza, come ad esempio l’obbligo di segnalare che un determinato contenuto è stato generato utilizzando l’intelligenza artificiale.
Per le applicazioni a rischio elevato, è prevista una valutazione dell’impatto sui diritti fondamentali prima della commercializzazione, che include l’obbligo di registrazione presso un’apposita banca dati dell’Unione Europea e di fornire dati e una documentazione tecnica per dimostrare la conformità del prodotto. Il regolamento vieta categoricamente i sistemi classificati come a rischio inaccettabile, che includono la manipolazione del comportamento cognitivo, la raccolta indiscriminata di immagini da internet o da telecamere di sicurezza per la creazione di database di riconoscimento facciale, il riconoscimento delle emozioni sul luogo di lavoro o a scuola, i sistemi di punteggio sociale governativi, l’analisi biometrica per estrapolare dati sensibili (leggi l’articolo le telecamere a riconoscimento biometrico dividono il parlamento europeo sull’AI ) come convinzioni politiche, religiose, filosofiche o orientamenti sessuali, e alcuni casi di utilizzo di algoritmi per la previsione di reati da parte delle forze dell’ordine.

L’AI Act legittima la sorveglianza biometrica di massa, critiche e dubbi etici

Nonostante la prima versione del regolamento vietasse l’uso della sorveglianza di massa attraverso il riconoscimento facciale biometrico, la versione definitiva del testo permetterà alle autorità di utilizzare software di riconoscimento facciale nei luoghi pubblici, legittimando di fatto la sorveglianza biometrica in tutto il territorio comunitario, malgrado le evidenze empiriche di errori e discriminazioni presenti nei loro algoritmi. Di fronte a tale legittimazione non sono mancate aspre critiche da parte della società civile e tra gli stessi eurodeputati, come Patrick Breyer, membro della commissione libertà civili (Libe) che lancia l’allarme sul rischio di trasformazione del sistema democratico in “uno stato di sorveglianza hig-tech”. Un’altra durissima critica è stata posta dal magazine Access Now, secondo quanto dichiarato in un loro articolo, la legge sarebbe piena di concessioni alle lobby del settore, ma soprattutto di deroghe che permettono l’utilizzo da parte delle forze dell’ordine e di autorità di quei sistemi categorizzati come inaccettabili dal regolamento stesso. Un’altra obiezione posta a questa legge riguarda l’utilizzo, concesso, dell’intelligenza artificiale per il controllo dei flussi migratori. Molti dei sistemi già impegnati nel controllo delle frontiere o nella gestione delle richieste di asilo, infatti, non sono inclusi nell’elenco dei sistemi considerati ad alto rischio.

L’attuazione della legge: prospettive e sfide future

L’entrata in vigore, effettiva, dell’AI Act è prevista per la fine di maggio 2025. Questa legge richiederà un importante lavoro di studio, comprensione, applicazione e adeguamento, affinché si possano superare le voci dissonanti circa l’effettiva chiarezza su alcune “zone grigie” che la caratterizzano. La prospettiva più ambiziosa dell’AI Act rimane quella di trovare un equilibrio (legislativo) tra tutela dei diritti e delle libertà fondamentali, senza dimenticare il sostegno all’innovazione.

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