
Originario di Marsiglia, città molto nota per la sua potente marina mercantile, con la sua nave, faceva affari in tutto il bacino mediterraneo come mercante di cereali. Ma divenne celebre per una clamorosa frode marittima, progettata con notevole audacia, al fine di ottenere guadagni illeciti: si tratta del primo caso di truffa noto nella storia del diritto commerciale antico.
La consegna di grano da Siracusa ad Atene
Nel commercio marittimo dell’epoca, i prestiti marittimi erano stipulati come contratti nei quali il creditore finanziava un viaggio commerciale, assumendosi un fortissimo rischio. Se la nave giungeva a destinazione, infatti, il creditore riceveva indietro l’intero capitale prestato e un discreto interesse come guadagno (pari a circa il 30%). Se la nave naufragava, invece, il creditore perdeva tutto senza possibilità di alcun rimborso. Questa clausola – «se la nave arriva in porto» – era una pratica comune nei contratti di prestito marittimo dell’epoca e, dunque, ampiamente diffusa.
Le attività commerciali portavano spesso Egestrato nel vivace porto di Siracusa, uno dei centri di smercio più trafficati e ricchi del grande mare.
Qui, l’armatore ottenne un prestito marittimo per trasportare un carico di grano da Siracusa ad Atene. Nella culla della civiltà greca, a quel tempo il prezzo di questo cereale era molto alto a causa della scarsità di questa materia prima. Dunque, si profilava un buon profitto per lui.
Il piano della truffa: simulare un naufragio e incassare il prestito
L’uomo, tuttavia, decise di inviare la merce a Marsiglia, sua città natale, invece di completare il viaggio pattuito. Lo scopo era quello di piazzare il suo carico a un prezzo ancora più alto del previsto. Nello stesso momento, però, Egestrato partì per Atene fingendo di trasportare il grano nella stiva per la consegna pattuita. Ma la sua intenzione, in realtà, era non arrivare mai alla meta.
L’armatore, infatti, aveva escogitato un piano: fingere il naufragio della sua nave (in verità, vuota) per dichiarare fallimento e non restituire mai il prestito ottenuto, come era previsto nel contratto siglato.
Così, decise di affondare la sua imbarcazione, aprendo di proposito una falla nella chiglia durante la notte. Il tentativo fu un disastroso fallimento: Il malfattore fu scoperto dai membri dell’equipaggio a bordo. Il mercante cercò di fuggire per sottrarsi alla “vendetta” e alle accuse ma, nella concitazione del momento, cadde in mare e morì annegato mentre era intento a raggiungere la scialuppa di salvataggio.
Dall’inganno di Egestrato, regole più stringenti per il commercio marittimo
La vicenda rivelò come l’ingegno umano potesse essere usato a fini leciti o illeciti, pur di arricchirsi facilmente senza scrupoli.
La frode ebbe un peso significativo per l’economia di quel periodo storico e si tradusse in un esempio di cattiva condotta commerciale, evidenziando i rischi legati ai prestiti marittimi. La scoperta della truffa sensibilizzò l’opinione pubblica e fece emergere la necessità di regolamentare i contratti in modo diverso per evitare che si estendessero su larga scala nel commercio dell’epoca.
Le autorità furono spinte ad adottare misure legali e contrattuali più sicure contro queste malevole prassi per garantire più affidabilità ai traffici via mare.


