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Una storia da raccontare: come hanno rubato soldi dal mio conto corrente

Da quando ho iniziato a lavorare per The Edge mi sono sempre chiesto quale fosse il modo migliore per rendere questo magazine qualcosa di unico, di diverso dagli altri, giungendo alla conclusione che l’elemento di unicità sarebbe stato quello di pubblicare le storie di ognuno di noi e della nostra esperienza con i rischi delle innovazioni.
La vera sfida, infatti, sta nel costruire una piattaforma dove ogni singola esperienza, di ogni singola persona s’intreccia l’una con l’altra fino a creare una grande community che possa testimoniare quanto i rischi del progresso, molto spesso, possano rendere l’uomo vulnerabile.

Per tanto tempo questa ricerca è proseguita senza ottenere risultati, ma oggi posso raccontarvi di come quell’uomo vulnerabile sono io.
Nel momento in cui vi sto scrivendo ho da poco subito una frode mirata a sottrarre i miei risparmi dal mio conto corrente attraverso la mia carta di debito.

È stata un’azione rapida che nascondeva un’eccellente modalità di organizzazione.
Tutto ha inizio con l’arrivo di un SMS che appariva come se fosse della mia banca, al messaggio si sono susseguite a stretto giro telefonate pressanti da parte di un numero, di una persona, che si è finta del servizio antifrode affiliato alla mia banca.
“Lei è il Sig. Matteo Zaccardo?”  chiunque fosse dall’altra parte del telefono possedeva già alcuni dati essenziali. Alla mia risposta affermativa il tono di voce del truffatore si è fatto incalzante, impossibile riattaccare, sono seguiti annunci allarmanti circa un virus che si sarebbe intrufolato nel mio smartphone, ma soprattutto che sarebbero stati effettuati degli acquisti a mio nome per delle cifre che non mi sarei mai potuto permettere. Si è trattata di una tecnica per comprendere quanto lui, o loro, potessero effettivamente spendere in prodotti tecnologici o cosmetici.

Per ogni cifra si susseguivano SMS sgrammaticati in cui si annunciavano operazioni di storno da parte di chi, con cinismo, alternava parole rassicuranti per tranquillizzare il mio stato di panico con richieste di codici di altre carte e altri conti che mi avrebbe aiutato a “proteggere”.
In quegli attimi, la poca lucidità rimasta mi ha spinto a condividere con altre persone ciò che stavo vivendo, una richiesta di aiuto implicita che complice anche l’incongruenza delle richieste pressanti che mi venivano fatte da parte dei truffatori hanno posto fine alla violazione dei miei conti e dei miei strumenti di pagamento.  

Il termine “violazione” non è mai stato così adatto a descrivere gli attimi successivi all’accaduto, vulnerabilità, violazione della mia sfera personale, dei miei dati privati, che mi sono stati sottratti dall’incapacità di capire realmente che dall’altra parte del telefono non esisteva nessun servizio di assistenza antifrode.

Il claim di una campagna appena lanciata da Wallife è: “Ti sembra virtuale. Ma è reale”.
Sì, purtroppo il rischio è estremamente reale e per questo motivo ho deciso di pubblicare la mia esperienza con la speranza che chiunque leggerà questo articolo, possa acquisire maggiore consapevolezza su quanto questa tipologia di frode possa colpire chiunque, nessuno è invulnerabile.

Se anche tu hai subito un’esperienza simile e vorresti raccontarla scrivi all’indirizzo e-mail: theedge@wallife.com

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