Le finte canzoni di Harry Styles e i rischi dell’AI generativa per la musica

A un solo anno dal lancio pubblico di chatGPT, il mondo non è più lo stesso. L’intelligenza artificiale generativa ha mostrato le incredibili capacità di una tecnologia tanto sorprendente quanto potenzialmente pericolosa.
I rischi di sistemi per la generazione di testi, come chatGPT, o di immagini, come DALL•E, Midjourney o Stable Diffusion, sono stati e continuano ad essere ampiamente discussi.
C’è però anche un altro settore artistico e creativo che rischia sconvolgimenti epocali a causa delle intelligenze artificiali generative: la musica. 

I primi esempi sono già sotto gli occhi di tutti: grazie a modelli IA, i fan di Harry Styles o Lana Del Rey già oggi possono usare le voci campionate dei loro beniamini per fargli cantare cover di canzoni che non hanno mai registrato.
Provate a cercare “Harry Styles AI voice” o “Lana Del Rey AI Voice” su Google e vi renderete conto di quanti servizi permettono di usare senza alcun diritto né limite le voci sintetiche dei due artisti. 

La disponibilità di cover cantate da un falso Styles, nonché di presunti inediti generati con l’intelligenza artificiale, ha già avuto effetti importanti sulla fanbase del cantante. Come riportato da un’inchiesta di 404Media, tra le community online dei fan di Styles si è sviluppata un’insolita compravendita di presunte demo dell’artista che, in molti casi, non sono bootleg trapelati dagli studi di registrazione bensì veri e propri falsi realizzati con l’AI. 

Alcuni di questi spezzoni vengono venduti agli ignari fan per centinaia di dollari ciascuno. Il problema? Le tracce sono talmente convincenti che nemmeno delle agenzie specializzate nell’analisi dei media prodotti con l’AI, interpellate dalla pubblicazione, hanno saputo quali spezzoni fossero reali o se si trattasse invece di contenuti creati da un modello di intelligenza artificiale. 

Se già oggi i modelli generativi permettono di creare canzoni capaci di ingannare anche i superfan di un cantante e gli esperti di settore, ci possiamo solo immaginare cosa ci aspetterà nel giro di uno o due anni.
Nelle scorse settimane Deep Mind, l’azienda di Google specializzata nello sviluppo di soluzioni IA, ha rilasciato un nuovo modello potentissimo dalle sorprendenti capacità di sintesi musicale. Si chiama Lyria e abilita funzioni analoghe a chatGPT per la musica: non è il primo di questo genere ma è senza dubbio uno dei più sorprendenti visti finora.

Consapevoli della necessità di avere gli artisti dalla propria parte, Google e Deep Mind hanno coinvolto diverse star della musica pop come testimonial per il lancio. Lyria si può infatti sperimentare su YouTube per generare 30 secondi di una canzone (arrangiamento e parole incluse) nello stile di Charlie Puth, Demi Lovato, John Legend, Sia, T-Pain, Troye Sivan, o Papoose. Un altro esperimento abilitato da Lyria è pensato invece per la produzione musicale: un utente più canticchiare una linea melodica e poi chiedere al software di trasformarla in un assolo di chitarra o di sassofono. 

Per fortuna Google e Deep Mind hanno pensato anche a soluzioni per limitare la diffusione di musica sintetica, o perlomeno facilitarne la riconoscibilità. Lyria aggiungerà infatti una filigrana digitale a tutte le composizioni generate dal modello, utilizzando il sistema chiamato SynthID sviluppato da Google.
Nonostante questa premura, la domanda di fondo rimane ed è la stessa che ci poniamo per tutti gli altri ambiti in cui l’IA generativa minaccia di sostituire il contributo degli artisti in carne e ossa: cosa sarà della creatività umana, in un mondo in cui le macchine sono capaci di produrre musica più efficacemente e più rapidamente dei musicisti? The answer, my friend, is blowing in the wind (un verso che, siamo sicuri, un’intelligenza artificiale non avrebbe mai saputo comporre).

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