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La donazione del cordone ombelicale: benefici e rischi

Conservare il sangue cordonale è una pratica sempre più diffusa, ma non estranea a potenziali pericoli

Usi terapeutici delle cellule staminali

La donazione del sangue cordonale è una pratica sempre più consolidata e dall’alto valore benefico per le persone.

In Europa sono attualmente conservati nelle biobanche più di 1 milione di cordoni ombelicali e il mercato di riferimento è destinato a crescere nei prossimi anni, fino a raggiungere un fatturato di 12 miliardi di dollari.  I dati elaborati dal Centro Nazionale Sangue, nel rapporto “Banche del sangue di cordone ombelicale 2021” illustrano come anche in Italia si è registrato un aumento delle donazioni di più dell’8% rispetto al 2020 che, complici anche i due anni di pandemia, ha favorito l’inversione di un trend piuttosto negativo. Prima di illustrare le motivazioni che spingono i neogenitori a intraprendere questa pratica, è opportuno rispondere a una domanda che probabilmente vi starete chiedendo.

Cosa s’intende per sangue cordonale?

Il sangue cordonale è una tipologia di sangue che si trova nella placenta e nel cordone ombelicale del neonato. Si tratta di un sangue ricco di cellule staminali chiamate “emopoietiche”, ossia cellule in grado di generare tutte le altre cellule presenti nel sangue (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine). Questa caratteristica permette al sangue del cordone ombelicale (SCO) di possedere delle proprietà terapeutiche.

A cosa servono le cellule staminali da cordone ombelicale?

Le proprietà terapeutiche del sangue cordonale sono date dalla presenza delle cellule emopoietiche, una risorsa preziosa nel trattamento di patologie oncoematologiche come leucemie,linfomi, malfunzionamenti del sistema immunitario e disturbi del metabolismo. Se trapiantate nel corpo del paziente, mediante trapianto “allogenico” (da donatore sano a paziente) o “autologo” (cellule del paziente stesso), favoriscono la rigenerazione del midollo osseo.

La loro conservazione ne permette un rapido utilizzo nel momento del bisogno e, grazie alla loro “immaturità biologica”, possono essere donate tra soggetti non perfettamente compatibili.

La capacità di poter offrire opzioni di trattamento per un’ampia varietà di patologie è la ragione principale che spinge le famiglie a intraprendere questa pratica. Tuttavia, i futuri genitori potrebbero trovarsi di fronte a una scelta: donare per il bene della collettività, oppure conservare le cellule staminali per uso personale.

Le modalità di donazione

La donazione delle cellule staminali del cordone è il risultato di una decisione condivisa da entrambi i genitori, volontaria e anonima. Una volta reciso il cordone, si prelevano le cellule staminali che saranno conservate in specifiche biobanche. Queste strutture sanitarie permettono la conservazione e il trattamento delle staminali, oltre alla loro distribuzione in caso di necessità di un trapianto.

Regolamentazione e rischi

In Italia, la legge non consente un uso privato delle staminali, questo tipo di conservazione è permessa solo in situazioni eccezionali e prende il nome di “donazione dedicata”.

La pratica della donazione non è immune da rischi e aspetti negativi che possono coinvolgere soprattutto la conservazione del sangue e delle cellule.

Alcuni rischi possono derivare dai bassi standard qualitativi adottati da biobanche private, relativi alla conservazione di campioni di sangue e cellule che potrebbero deteriorarsi molto velocemente e rivelarsi non più adatti al trapianto. Emblematico il caso di una biobanca svizzera: i campioni biologici dei bambini di 15 mila famiglie italiane sono andati persi in seguito al fallimento della banca. Le famiglie, prive di qualsiasi tipo di tutela legale, hanno riportato danni irrecuperabili a livello economico ed emotivo. Nel prevenire che episodi del genere possano verificarsi nuovamente, è fondamentale quindi scegliere una struttura che dimostri solidità e affidabilità.

Sviluppi futuri

La ricerca scientifica sta conducendo studi clinici per verificare il potenziale del sangue cordonale, in particolare degli altri elementi biologici che lo compongono, come le cellule staminali mesenchimali. I progressi relativi allo studio di queste cellule hanno evidenziato come il loro utilizzo possa essere impiegato nel trattamento di patologie non legate all’ambito oncoematologico.

Attualmente sono in corso studi legati all’ambito dell’applicazione di queste cellule nella medicina rigenerativa, inoltre, alcuni primi risultati sembrano dimostrare come sia possibile curare anche patologie neurologiche, autoimmuni e l’Alzheimer.

In conclusione, se la scienza confermerà il potenziale valore benefico delle cellule staminali donando speranza per il trattamento di patologie molto spesso incurabili, la donazione del cordone ombelicale vedrà incrementare sempre di più i propri numeri sia nell’ambito pubblico che privato.

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