Ritratti: i grandi innovatori del passato

The | Edge omaggia le storie di grandiosi personaggi storici, uomini e donne del passato, pionieri e pioniere dell’innovazione, che attraverso la diffusione del loro sapere e delle loro scoperte in ambito scientifico e tecnologico, hanno contribuito a rivoluzionare l’umanità.

I grandi innovatori del passato: Wilhelm Schickard

Ritratti: i grandi innovatori del passato

The | Edge omaggia le storie di grandiosi personaggi storici, uomini e donne del passato, pionieri e pioniere dell’innovazione, che attraverso la diffusione del loro sapere e delle loro scoperte in ambito scientifico e tecnologico, hanno contribuito a rivoluzionare l’umanità.

Wilhelm Schickard, l’antesignano del computer

William Schickard
(Herrenberg, 1592 – Tubinga, 1635)

«È indegno per l’uomo eccellente perder tempo come uno schiavo nel lavoro di calcolare». Così, nel 1658, scriveva Wilhelm Schickard, matematico e astronomo tedesco, entrato nella storia della scienza per aver inventato la prima calcolatrice dell’umanità, di fatto inaugurando l’era del computer.

Suo padre, Lukas Schickard, era un carpentiere che lavorava per il fratello Heinrich, uno degli architetti più noti nella Germania dell’epoca. Mentre la madre, Margarete Gmelin, era figlia di un pastore luterano.

Per seguire le orme del nonno, ancora bambino, Wilhelm fu mandato fuori dalla città natia di Herrenberg a frequentare la scuola del monastero di Bebenhausen e poi l’università di Tubinga. Qui, si laureò in teologia e lingue orientali prima di diventare anche lui un ministro luterano ed essere assegnato, nel 1613, alle diocesi nelle località vicine.

Durante gli anni universitari, il giovane era stato formato anche alla matematica dall’astronomo Michael Mästlin, un convinto sostenitore delle teorie copernicane e, soprattutto, il maestro dello scienziato Giovanni Keplero.

Durante il suo ministero luterano, nel 1617, Schickard ha l’incontro decisivo per il suo futuro: conosce Keplero, che resta stupito delle sue doti matematiche, gli chiede di aiutarlo in alcuni calcoli ma anche di realizzare diverse incisioni per i suoi scritti. Schickard, infatti, era anche un fine cesellatore su legno e rame.

Sarà questo periodo trascorso accanto a Keplero, e la stanchezza di rifare manualmente i calcoli per correggere gli errori, a spingere Schickard verso l’invenzione con la quale è passato ai posteri: ovvero, l’idea di una macchina in grado di elaborare i calcoli astronomici.

Nel 1619, l’uomo lascia la chiesa per assumere la cattedra di aramaico ed ebreo all’università di Tubinga. Come docente, cerca di aiutare i suoi allievi: inventa la Hebraea Rota, uno strumento dotato di due dischi rotanti per semplificare lo studio della coniugazione dei verbi in lingua ebraica. E ancora: l’Horologium Hebraeum, un manuale in 24 capitoli ognuno contenente nozioni da poter essere imparate in una sola ora.

Come astronomo, lo scienziato si applica alle proeizioni coniche e alle mappe stellari: quelle elaborate nel 1623 mostrano progressi significativi rispetto alle altre disponibili in quel tempo.

Nel frattempo, Schickard lavora alla sua grande invenzione. Ne scrive, per la prima volta, in una lettera a Keplero datata 20 settembre 1623: «Quello che tu hai fatto con i calcoli, io l’ho fatto con la meccanica».

La descrizione che segue è quella di una macchina con undici cilindri ruotanti (o ruote dentate) completi e sei incompleti, capace di calcolare all’istante dai numeri immessi: lo strumento può fare addizioni, sottrazioni, moltiplicazioni e divisioni. Keplero ne resta affascinato e vuole saperne di più, ma un incendio distrugge il prototipo.

L’amico Schickard gli scrive di nuovo una dettagliata lettera il 25 febbraio 1624, fornendogli tutte le istruzioni per costruirsi il calcolatore e usarlo per le sue tavole astronomiche. Ed è solo grazie allo studio di questa corrispondenza intrecciata con Keplero che, nel 1960, è stato possibile studiare il progetto della macchina e costruire una “calcolatrice di Schickard” effettivamente funzionante.

Nel 1631, l’università di Tubinga affida allo scienziato la cattedra di matematica e astronomia che era stata del suo maestro Mästlin.

Sono gli anni in cui Schickard si dedica alle fortificazioni, all’idraulica e al moto lunare. Pubblica l’opera Ephemeris Lunaris, dove spiega come determinare la posizione della luna in qualsiasi momento e propugna il sistema eliocentrico. Per ricordare questi progressi, nel 1651 gli viene dedicato un cratere sulla luna.

La guerra dei Trent’anni segnerà la sua vita: nel 1634, l’armata dei cattolici riporta una decisiva vittoria sui protestanti. Le truppe occupano Tubinga, ma portano una terribile pestilenza che decimerà gli abitanti della città: Schickard vi morirà, insieme alla moglie e al figlio.

La grandezza di questo scienziato tedesco resta quella di aver ideato il primo calcolatore meccanico almeno venti anni prima del matematico francese Blaise Pascal e con soluzioni di calcolo più efficaci della cosiddetta «Pascalina».

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