Ritratti: i grandi innovatori del passato, presente e futuro.

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I grandi innovatori del passato: Virdimura di Catania

Ritratti: i grandi innovatori del passato

The | edge omaggia le storie di grandiosi personaggi storici, uomini e donne del passato, pionieri e pioniere dell’innovazione, che attraverso la diffusione del loro sapere e delle loro scoperte in ambito scientifico e tecnologico, hanno contribuito a rivoluzionare l’umanità.

Virdimura di Catania, la prima “dutturissa” ebrea

Virdimura di Catania
(Catania, 1300)

Della vita di Virdimura, catanese di origine ebrea, sappiamo molto poco eccetto che nacque nella città siciliana nel corso del Trecento. Suo padre era medico e lo stesso il marito, Pasquale de Medico di Catania. E, da loro, la giovane donna apprese la teoria e la pratica della medicina, alla quale si dedicò con passione per tutta l’esistenza.
La sua figura si impone nella storia della scienza per almeno tre motivi. Primo: fu una delle poche donne a esercitare la professione in un secolo nel quale la medicina faceva spesso il paio con la magia e la stregoneria, dunque la figura femminile era malvista. Secondo: non si accontentò di curare i malati ma volle il riconoscimento ufficiale delle sue competenze. Terzo: Virdimura appartiene a una folta schiera di dottoresse giudee che, nel Medioevo, erano attive in tutta Europa e in Medioriente.
Di quest’ultime, ci restano diverse testimonianze come ostetriche, guaritrici o vere e proprie dottoresse (il confine fra i ruoli era, spesso, sottile). Sappiamo, per esempio, che a cavallo fra il 1200 e il 1300 molte si trovavano in Germania, a Francoforte e una di loro fu una nota oculista a Colonia; altre due vissero nella città spagnola di Lérida e furono perfino riconosciute dalla corte di re Pietro IV di Aragona nel 1387. Un caso esemplare riguarda Fava di Manosque, in Provenza. Citata come chirurga nel 1321, era figlia del chirurgo Astrugus, ebbe un figlio e due nipoti (anch’essi chirurghi), mentre nel 1343 si trova traccia di una Mayrona di Manosque, figlia di Benedetto e moglie di Leo, tutti menzionati come medici.
Questa presenza di intere famiglie di dottori ebrei nella medicina dell’età medioevale si spiega con il fatto che, a quel tempo, gli ebrei non erano ammessi alle scuole mediche. Per essere medici, in realtà, non serviva il titolo di studio universitario (il doctoratus era indispensabile per l’insegnamento ma, ai fini della carriera, bastava l’esame per la licentia practicandi). Ma anche per diventare praticanti, gli ebrei erano costretti a imparare da altri medici, il più delle volte entrati nel nucleo attraverso un matrimonio. Per questo interi gruppi familiari si tramandavano poi la professione, di generazione in generazione.
Tornando a Virdimura di Catania, uno dei punti fermi della sua biografia è il 7 novembre del 1376: in questo giorno, la donna ottenne la licenza per esercitare la professione medica in tutta l’isola siciliana, al tempo regno di Federico III. La certificazione ottenuta è tuttora custodita nell’archivio di Stato a Palermo e riferisce che Virdimura, avendo chiesto alla corte reale di conferirle un “titolo” ufficiale, superò l’esame della commissione di esperti con “lodabile fama”.
Ottenuta l’autorizzazione per esercitare la professione, la donna iniziò a viaggiare in tutta la Sicilia per curare i malati. Colpita da una terribile pestilenza nell’ottobre 1347 (noto come “ottobre nero”) l’isola, anche per l’assenza di un’università di medicina, fu in difficoltà: i medici erano pochi e troppo cari. Perciò, la dottoressa decise di farsi carico dei poveri che non potevano permettersi visite costose, dei disabili, dei malati cronici e delle donne, troppo spesso trascurate.
Virdimura resta la prima donna in età medievale ufficialmente autorizzata a esercitare la medicina, in un mondo ancora dominato dagli uomini. La sua eredità è tuttora presente nell’annuale premio «International Virdimura Award», ideato dall’Associazione italiana per neurodisabili. Nel 2020, il comune di Catania le ha dedicato una via nei pressi della caserma dei vigili del fuoco del quartiere San Giovanni Galermo.

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