Ritratti: i grandi innovatori del passato

The | Edge omaggia le storie di grandiosi personaggi storici, uomini e donne del passato, pionieri e pioniere dell’innovazione, che attraverso la diffusione del loro sapere e delle loro scoperte in ambito scientifico e tecnologico, hanno contribuito a rivoluzionare l’umanità.

Alan Turing, il padre della AI, che decifrò i codici nazisti e finì accusato di omosessualità

Alan Turing

(Londra, 1912 – Wilmslow, 1954)

Figlio di due impiegati della famiglia reale, Alan Turing mostrò fin da piccolo una passione assoluta e doti fuori dall’ordinario per la logica e la matematica. E la sua vita, finita prematuramente con un tragico (e controverso) suicidio, è un intreccio di genialità, sfide vinte e sfortunato destino.

Adolescente, si iscrive al collegio di Sherbone nel Dorset e, pur di arrivare puntuale al primo giorno di lezioni, percorre quasi cento chilometri in bici per via di uno sciopero dei mezzi. Ad appena sedici anni, legge Albert Einstein ed elabora gli stessi dubbi del fisico tedesco alle leggi di Newton. Ma il suo talento e la naturale inclinazione verso i numeri non sono valorizzati: al tempo, i docenti apprezzano di più lo studio della letteratura classica.

Nel 1931, Turing entra a Cambridge per studiare matematica. Laureatosi a tempo record, nel 1934 vince una borsa di studio al prestigioso King’s College di Londra per le sue ricerche sulla teoria delle probabilità. Nel 1936, pubblica un articolo fondamentale – «Sui numeri computabili, con un’applicazione al problema decisionale» – che rivoluziona la logica matematica di allora. Lo scienziato affronta il concetto di algoritmo e presenta il suo apparecchio di calcolo: quella “Macchina universale”, meglio nota come “Macchina di Turing”, che influenzerà profondamente l’informatica emergente.

Turing cercava un metodo efficace per risolvere il problema matematico fondamentale: determinare esattamente quali affermazioni matematiche sono dimostrabili all’interno di un dato sistema matematico formale e quali no. La questione del cosiddetto “Entscheidungsproblem”- o problema decisionale – era stata posta nei seguenti termini: esiste sempre, almeno in linea di principio, un metodo meccanico (cioè una maniera rigorosa) attraverso cui, dato un qualsiasi enunciato matematico, si possa stabilire se esso sia vero o falso? Ebbene Turing concluse in modo negativo, dimostrando che il problema non ha soluzione e nessun sistema aritmetico formale coerente ha un metodo decisionale efficace.

Fu nel corso di questo studio che Turing inventò la “sua” macchina: un modello astratto di macchina informatica che incapsula i principi logici fondamentali del computer digitale.

Nel 1937, il logico matematico Alonzo Church (che studia le sue stesse teorie e, autonomamente, è giunto alle stesse conclusioni) offre a Turing un dottorato a Princeton. Lo studioso si trasferisce e rivede le tesi con il suo collega, il quale ammetterà che Turing ha risolto il problema meglio di lui. Ma lo scoppio della Seconda guerra mondiale, un anno dopo, cambia la vita di Turing.

Rientrato dagli Stati Uniti, a settembre del 1939, il matematico si trasferisce nel segreto quartier generale di Bletchley Park, nel Buckinghamshire, come crittografo. Qui, si unisce al team di decodificatori dei messaggi bellici nazisti.

Per crittografare le comunicazioni radio, l’esercito tedesco aveva messo a punto «Enigma»: una macchina di cifratura per rendere incomprensibile il testo ai nemici. I messaggi in codice venivano modificati nella forma ma non nel contenuto e, grazie a questo, l’esercito del Terzo Reich riusciva a distruggere i mezzi carichi di rifornimenti e munizioni degli alleati americani.

Come contromisura, un gruppo di matematici-crittoanalisti polacchi aveva ideato una macchina per decifrare tali codici riuscendo a dedurre il cablaggio interno. Ma i tedeschi cambiavano codici alla mezzanotte di ogni giorno e questo rendeva impossibile utilizzarla con successo.

Nel giro di pochi mesi, fra il 1939 e i primi del 1940, Turing sviluppò Bombe (termine polacco che indica un tipo di gelato): un meccanismo capace di individuare errori o contraddizioni nei testi dei messaggi, eliminando così un gran numero di codici e riducendo le possibili combinazioni. I crittoanalisti inglesi salirono da circa 39 mila messaggi intercettati e decodificati al mese a più di 84 mila: due al minuto, giorno e notte.

Nel 1942 Turing mise a punto anche un metodo sistematico per decifrare i messaggi della sofisticata cifratrice Lorenz – nota agli inglesi come “Tunny” – realizzata per volere di Adolf Hitler come integrazione di Enigma.

Per il resto della guerra l’invenzione di Turing fornì una mole enorme di informazioni militari e, pur senza riscontri, si stima che abbia accorciato la durata del conflitto dai due ai quattro anni, salvando almeno 14 mila vite. Raggiunta la pace, Turing fu nominato ufficiale dell’eccellentissimo Ordine dell’Impero Britannico per il suo prezioso lavoro. Nel 1951 il matematico fu ammesso alla esclusiva Royal Society di Londra, accolto e riconosciuto dalla comunità scientifica come il “creatore” dell’intelligenza artificiale e della scienza cognitiva moderna. Ma, poco dopo, la sua vita finì in un tunnel cieco.

Nonostante il suo orientamento fosse noto e accettato nell’ambiente scientifico, Turing fu colpito dall’accusa di «grave indecenza e perversione sessuale» per una relazione con un ragazzo più giovane all’università di Manchester. Al tempo, una legge britannica del 1885 vietava i rapporti omosessuali. Il procedimento si concluse a marzo del 1952 con una condanna a un anno di carcere. Per evitarlo, lo scienziato accettò l’alternativa di sottoporsi a una terapia a base di ormoni. Ma la “castrazione chimica” ne provò l’animo e il fisico, pur costantemente allenato da Turing in grandi maratone.

Il 7 giugno del 1954, il suo corpo fu trovato esanime accanto a una mela coperta di cianuro: molti sostennero che Turing si fosse avvelenato per mettere fine al suo strazio, la famiglia negò sostenendo un tragico errore per un esperimento, altri ancora diffusero il sospetto di un coinvolgimento dei servizi segreti inglesi per un imminente arruolamento del matematico da parte sovietica.

Quello che è certo è che il nome di Alan Turing, fra i primi scienziati a ipotizzare che il cervello umano sia una macchina di calcolo digitale, fu riabilitato postumo: nel 2009, si scusò a nome del popolo britannico il primo ministro Gordon Brown, nel 2012 (a cento anni dalla nascita di Turing) fece lo stesso il premier David Cameron e nel 2013 la Regina Elisabetta II gli concesse il “perdono reale” intitolandogli due anni dopo l’Alan Turing Institute for Data Science, l’istituto nazionale britannico per la scienza dei dati e l’intelligenza artificiale. Steve Jobbs ha smentito di essersi ispirato alla mela morsicata da Turing per il logo di Apple ma sappiamo che al padre dell’informatica moderna piaceva follemente la favola di Biancaneve e i sette nani.

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