I grandi innovatori del passato: Telkes

Ritratti: i grandi innovatori del passato

The | Edge omaggia le storie di grandiosi personaggi storici, uomini e donne del passato, pionieri e pioniere dell’innovazione, che attraverso la diffusione del loro sapere e delle loro scoperte in ambito scientifico e tecnologico, hanno contribuito a rivoluzionare l’umanità.

La “regina del sole” antesignana dell’energia pulita

Mária Telkes

(Budapest, 1900 – Budapest, 1995)

The “Sun Queen” – come fu soprannominata la biofisica Mária Telkes per le sue pionieristiche invenzioni sull’energia solare – venne al mondo nel 1900 a Budapest da famiglia benestante. Suo padre, Aladàr Telkes, era figlio di un noto scrittore ungherese mentre la zia, Nora Dumas, un’affermata fotografa.

Da piccola, Mària frequentò le scuole della capitale per poi conseguire la laurea in fisica e un dottorato di ricerca presso l’università di Budapest. Fin dalle scuole secondarie, la giovane fu attratta dal potere del sole e studiava come catturarne il calore per trasformarlo in energia.

È nel 1925 che, in seguito a un viaggio per far visita a un parente console a Cleveland, Mària riceve un’offerta di lavoro come biofisica presso la Cleveland Clinic Foundation e decide di trasferirsi nell’Ohio. Qui, resta dodici anni: le viene affidata più di una ricerca sull’energia prodotta dagli organismi viventi, effettua un’indagine sulla fonte di tale energia analizzando come una cellula muore o cambia, da normale a cancerosa. Sotto la guida del chirurgo George Washington Crile, inoltre, mette a punto la sua prima invenzione: un sistema fotoelettrico per registrare le onde cerebrali.

Nel 1937, la donna diventa cittadina americana e accetta un posto di ricercatrice alla società Westinghouse Eletric. Nel biennio successivo, compie decisi passi in avanti per trasformare il calore solare in energia elettrica. Nel 1939, il suo talento viene notato ed è chiamata dal prestigioso MIT (Massachusetts Institute of Technology) per lavorare a uno studio d’avanguardia: il progetto di conversione in energia solare. In questo periodo mette a punto e inizia a brevettare alcuni strumenti termoelettrici alimentati a energia solare (nella sua carriera, ne registrerà e otterrà 22).

Nel corso della Seconda guerra mondiale, la studiosa è cooptata dal governo americano in un team di ricercatori di supporto allo sforzo bellico. A Telkes viene chiesto di trasformare l’acqua salina in potabile per aiutare i soldati dell’aviazione o della marina rimasti alla deriva nel mare in seguito a un combattimento.

La scienziata diventa protagonista con la geniale invenzione del distillatore solare, che salverà moltissime vite. Si trattava di una sorta di pallone di plastica rivestito all’interno di tessuto spugnoso che, all’occorrenza, poteva essere gonfiato e riempito di acqua marina dal naufrago. Messo a galleggiare, grazie al calore solare, l’acqua nel tessuto spugnoso evaporava e si condensava nella parte inferiore (raffrescata dalla superficie marina), perfettamente potabile e priva di sale. Si stima che, grazie a questa idea, ogni naufrago di guerra abbia potuto creare almeno un litro di acqua al giorno, una quantità sufficiente per sopravvivere. La teoria del funzionamento dei distillatori solari sarà spiegata dalla stessa Telkes sulla rivista americana «Industrial and Engineering Chemistry» a maggio del 1953.

Nel 1948, insieme all’architetta americana Eleanor Raymond, Telkes lavora a realizzare la prima abitazione del mondo interamente a energia solare. Per la “Dover Sun House” – ultimata in Massachusetts – Telkes elabora un innovativo sistema di accumulo del calore solare. La scienziata costruisce pannelli solari per raccogliere il calore del sole durante il giorno e, per conservare questa aria calda raccolta, realizza appositi serbatoi isolati. Per rendere disponibile tale calore nei momenti necessari (di notte e nelle stagioni rigide), la studiosa decide di usare un sale – il solfato di sodio – capace di passare da cristallo allo stato liquido, assorbendo calore ad alte temperature, per poi tornare allo stato solido e rilasciare la stessa quantità di calore a basse temperature. Il meccanismo è semplice ma ingegnoso, al punto che diventerà il modello di riferimento per gli anni futuri. Ma questo esperimento non è che il suo primo passo.

Fino agli anni Cinquanta, Telkes lavora alla sperimentazione di dispositivi termoelettrici sfruttando le saldature dei fili con metalli e temperature diverse (caldo e freddo) scoprendo che l’intensità è maggiore con saldature a caldo (come si comporta, per esempio, il calore solare proiettato e concentrato su uno specchio). Da qui, la donna si dedica alla ricerca di coppie di metalli adeguati per le celle termoelettriche come fonte di elettricità, applicandole alle lampade portatili.

L’utilità nel quotidiano appare la cifra di questa scienziata: Telkes cerca sempre soluzioni semplici per migliorare la vita delle persone. Esperimenta l’energia solare su diversi elettrodomestrici: progetta e brevetta frigoriferi, fornelli solari per cucinare, applica l’energia termoelettrica all’acqua potabile, soprattutto nei paesi meno avanzati.

Mària Telkes ha ottenuto diversi premi in vita e, nel 1952, è diventata la prima donna ingegnere e inventore inserita nella National Inventors Hall of Fame di Washington. Morirà a 95 anni nella sua città natale, durante il primo e unico ritorno in patria dopo un’intera vita trascorsa da emigrata negli Stati Uniti.

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