Ritratti: i grandi innovatori del passato

The | Edge omaggia le storie di grandiosi personaggi storici, uomini e donne del passato, pionieri e pioniere dell’innovazione, che attraverso la diffusione del loro sapere e delle loro scoperte in ambito scientifico e tecnologico, hanno contribuito a rivoluzionare l’umanità.

I grandi innovatori del passato: Nettie Stevens

Ritratti: i grandi innovatori del passato

The | Edge omaggia le storie di grandiosi personaggi storici, uomini e donne del passato, pionieri e pioniere dell’innovazione, che attraverso la diffusione del loro sapere e delle loro scoperte in ambito scientifico e tecnologico, hanno contribuito a rivoluzionare l’umanità.

Nettie Stevens, la genetista del “sesso”

Nettie Stevens

(Cavendish, 1861 – Baltimora, 1912)

Dell’infanzia di Nettie Stevens, la scienziata che per prima scoprì e descrisse i “cromosomi del sesso”, sappiamo poco. Terzogenita di un modesto artigiano, Ephraim Stevens, che si manteneva facendo il tuttofare e di Julia Adams, originaria del Vermont, la piccola Nettie e sua sorella Emma furono le uniche superstiti di una numerosa prole. Purtroppo, anche la madre morì giovane e il padre si risposò trasferendosi con le due figlie in Massachusetts.

La ragazza si dimostrò, fin da subito, un’allieva estremamente capace. Completati gli studi alla Westfield Academy in meno anni del previsto, Stevens ottenne anche il riconoscimento di “migliore laureata della sua classe” e trovò impiego nella biblioteca dell’ateneo. Successivamente, iniziò a insegnare fisiologia e zoologia.

Nel 1895, però, la giovane decise di trasferirsi sulla costa occidentale degli Stati Uniti per iscriversi alla prestigiosa università di Stanford. Padre e sorella la seguirono, acquistando una fattoria nella vicina Montain View.

Nel frattempo, fra il 1989 e il 1900, la futura genetista consegue baccalaureato e master nell’ateneo californiano. Subito dopo si trasferisce in Pennsylvania al Bryn Mawr College, un istituto femminile privato vicino Filadelfia, noto per essere fra i pochi a concedere tutti i livelli di studio alle donne e per gli studi avanzati di citologia (la branca della biologia che studia la cellula dal punto di vista morfologico e funzionale).

Qui Nettie Stevens comincia il suo dottorato di ricerca in biologia, trascorrendo l’estate nelle aule di laboratorio e alcuni periodi all’estero: prima alla Stazione di zoologia di Napoli, poi all’istituto tedesco di Würzburg.

A questo periodo, risale anche l’inizio del rapporto professionale con Thomas Hunt Morgan, il pioniere dell’embriologia che coordina il dipartimento. Con lui, Stevens effettua diverse ricerche sulla rigenerazione (la sostituzione delle parti di una cellula danneggiate con copie identiche). E Morgan dirà che «nessuno è più capace e indipendente nella ricerca» di lei.

Nel 1903, conseguito il dottorato al Bryn Mawr College, la donna comincia a lavorare ai suoi personali esperimenti di citologia e istologia. Stevens approfondisce lo studio degli embrioni e indaga sulla loro differenziazione, analizzando diversi esemplari di insetti. Osserva a lungo il comportamento dei cromosomi e, nelle larve di diverse specie, nota una differenziazione sessuale dei cromosomi stessi.

Nell’esperimento successivo – compiuto sul Tenebrio molitor , un coleottero noto anche come “tarma della farina” perché attacca le derrate alimentari – la ricercatrice individua la struttura del cromosoma Y e giunge alle conclusioni.

Nel 1905 Stevens pubblica i suoi risultati, annunciando che una particolare combinazione dei cromosomi – conosciuta come X e Y – è responsabile della determinazione del sesso di un individuo. Il suo manoscritto – Studies in spermatogenesis with especial reference to the accessory chromosome – segna un punto decisivo nella storia della scienza: mette fine alla questione, lungamente dibattuta, se il sesso sia un fatto di ereditarietà o di influenza dell’ambiente embrionale ma, soprattutto, rappresenta il primo collegamento sicuro fra una caratteristica ereditaria e un particolare cromosoma.

I pochi anni di vita che le restano saranno interamente dedicati all’analisi cromosomica di altri insetti: in alcuni Stevens scoprirà cromosomi soprannumerari mentre, nelle mosche e nelle zanzare, rivelerà lo stato appaiato dei cromosomi. Prima della sua prematura morte, avvenuta per un cancro al seno ad appena 51 anni, la donna riuscirà a osservare una cinquantina di specie di insetti diversi, compreso il famoso moscerino della frutta – o Drosophila melanogaster – che, per prima, introdusse nel laboratorio di Thomas Morgan.

Sarà proprio questo minuscolo insetto a dare al biologo americano la fama e il premio Nobel nel 1933: grazie alle ricerche su questo moscerino, iniziate a New York nel 1910, il genetista riuscì a riconoscere nei cromosomi i portatori dei geni (come già aveva intuito Gregor Mendel). Stevens, tuttavia, era già morta nel 1912 senza neppure ottenere la cattedra di insegnamento promessa.

Il necrologio scritto da Thomas Morgan sull’autorevole rivista Science recitava: «Miss Stevens aveva una parte in una scoperta importante e il suo lavoro sarà ricordato per questo, quando le minuzie delle indagini dettagliate che lei ha effettuato saranno incorporate nel corpo generale della ricerca».

Il lavoro di questa scienziata ne uscì piuttosto ridimensionato. Ma se i più attribuiscono a Morgan la prima mappatura della posizione del gene nel cromosoma dei moscerini della frutta, pochi ricordano che fu per Nettie Stevens che il biologo iniziò a studiarli.

Solo nel 1994 la scienziata ha avuto il suo riconoscimento ufficiale nella National Women’s Hall of Fame, l’istituzione americana che dal 1969 onora le donne che hanno contribuito allo sviluppo del paese con le loro potenzialità.

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