I grandi innovatori del passato: Mary Edwards

Ritratti: i grandi innovatori del passato

The | Edge omaggia le storie di grandiosi personaggi storici, uomini e donne del passato, pionieri e pioniere dell’innovazione, che attraverso la diffusione del loro sapere e delle loro scoperte in ambito scientifico e tecnologico, hanno contribuito a rivoluzionare l’umanità.

Mary Edwards, la prima donna a lavorare come “computer umano”

Mary Edwards

(Inghilterra, 1750 – 1815)

Della vita di Mary Edwards, astronoma inglese vissuta a cavallo fra Settecento e Ottocento, ci restano ben poche testimonianze. Ma il suo nome può, a buon diritto, essere annoverato nella lista delle pioniere della scienza, essendo stata la prima (e unica) donna a guadagnarsi di che vivere solo con questo lavoro.

In quel periodo, anche su impulso della Royal Society (l’associazione scientifica britannica nata nel 1660 per promuovere lo sviluppo della scienza), la società inglese supportava la ricerca astronomica. Del resto, con lo sviluppo degli scambi commerciali, si rendeva sempre più indispensabile una precisa individuazione delle coordinate per le rotte delle navi mercantili.

Inoltre, nel 1707, quattro imbarcazioni della flotta ammiraglia inglese si erano incagliate al largo delle isole Scilly, in Cornovaglia, causando gravi perdite di vite umane.

Per questo, nel 1714, la regina Anna promulgò il Longitude Act, nominando 24 commissari fra politici, comandanti di Marina, astronomi e matematici per dare vita al Board of Longitude, destinato a sviluppare un modello per misurare esattamente la longitudine in mare.

Mary Edwards fu uno dei 35 “computer umani” a lavorare per il British Nautical Almanac e la sola donna a contratto del Board of Longitude per la sua attività scientifica.

A questo gruppo spettava calcolare la posizione di sole, luna e pianeti in diversi momenti di ogni giornata dell’anno. I dati venivano poi forniti agli almanacchi nautici per essere utilizzati nella navigazione.

La donna era entrata nel progetto grazie al marito, John Edwards, un pastore rurale che aveva assunto l’incarico di uno degli almanacchi nautici per arrotondare il bilancio familiare e assecondare la sua passione: costruire specchi e telescopi. Il tramite era stato Nevil Maskelyne, londinese nato povero ma laureatosi in matematica come migliore studente dell’università di Cambridge e divenuto così quinto astronomo reale inglese. I due si erano conosciuti per caso ma erano accomunati dallo stesso amore per l’astronomia. Ma, all’epoca, costruire gli strumenti di osservazione astrale con costose leghe di metallo non era per tutte le tasche. Per questo, John aveva pregato Maskelyne di prenderlo come informatico, guadagnando così parecchie sterline in più. Fin dall’inzio, però, era stata sua moglie Mary a fare la maggior parte dei calcoli.

Maskelyne era spesso al centro di spedizioni importanti per osservare il transito di pianeti e misurare la longitudine e, successivamente, la latitudine. Ed era stato proprio lui a elaborare il “metodo della distanza lunare” per calcolare la longitudine in mare, proponendo l’Almanacco nautico per i naviganti (pubblicato dall’Osservatorio reale di Greenwich).

Da Ludlow, piccolo centro nella contea di Shropshire, la donna aveva iniziato a lavorare per l’Almanacco nautico fin dal 1773. Alla morte del coniuge, nel 1784, scrisse a Maskelyne chiedendo di continuare a lavorare per mantenere le sue figlie. L’astronomo, consapevole che fosse lei la mente delle elaborazioni, le concesse di restare e, anzi, la donna fu assunta a tempo pieno per la sua attività di “calcolatrice umana”, raddoppiando il suo impegno (non si sa se aiutata dalla figlia Eliza alla quale aveva insegnato calcoli e misurazioni degli astri).

Purtroppo, nel 1811 Maskelyne morì. Solo allora la donna rivelò al Board of Longitude che per 37 anni era stata lei a fare i conti. Il nuovo astronomo reale John Pond, però, le diminuì i compiti, nonostante la sua affidabilità e accuratezza le avessero regalato una grande reputazione nell’ambiente. Forse malvista perché mentre i colleghi si lamentavano degli stressanti turni all’Osservatorio di Greenwich, lei lavorava “da remoto” in autonomia (fatto di cui, in realtà, la donna si lamentava nella corrispondenza con Maskelyn per i frequenti problemi di comunicazione).

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