I grandi innovatori del passato: Edmond Halley

Ritratti: i grandi innovatori del passato

The | Edge omaggia le storie di grandiosi personaggi storici, uomini e donne del passato, pionieri e pioniere dell’innovazione, che attraverso la diffusione del loro sapere e delle loro scoperte in ambito scientifico e tecnologico, hanno contribuito a rivoluzionare l’umanità.

Halley, l’uomo delle stelle e della cometa

Edmond Halley

(Haggerston, 1656 – Greenwich, 1742)

Astronomo e matematico inglese, Edmond Halley è uno dei pionieri della storia della scienza. A lui è dovuto il primo calcolo dell’orbita di una cometa che, da allora, è rimasta legata per sempre al suo nome.

Nato ad Haggerton – oggi quartiere di studenti e creativi nell’East End londinese ma, al tempo, sobborgo della capitale – Edmond era figlio di un ricco produttore e mercante di saponi, fatto che lo aiutò per la sua carriera.

La sua istruzione, iniziata alla St. Paul’s School di Londra proseguì, dal 1673, nel prestigioso Queen’s College di Oxford. Qui, Halley ebbe il primo incontro importante per il suo futuro: il professor John Flamsteed che lo incoraggiò a studiare astronomia e fu nominato, tre anni dopo, astronomo della corte reale britannica (incarico ereditato da Halley stesso alla morte del maestro nel 1720).

Il re Carlo II aveva da poco formalizzato il collegio di filosofi destinato a diventare la Royal Society  (l’ente scientifico per promuovere lo sviluppo della scienza) e, nel 1675, istituì anche l’Osservatorio reale a Greenwich, dove l’astronomo Flamsteed diede vita a un progetto per catalogare con il telescopio le stelle del Nord. Sostenuto dal finanziamento paterno, Halley propose di fare lo stesso per quelle del Sud e, nel 1676, si imbarcò su una nave delle Compagnia delle Indie Orientale, lasciando Oxford prima di laurearsi.

Al suo rientro, due anni dopo, Halley aveva mappato latitudine e longitudine di 341 stelle, registrato il transito di Mercurio, osservato astri e notato che alcune stelle erano di minore intensità rispetto al passato. Alla fine dello stesso anno, pubblicò il primo catalogo stellare dell’emisfero australe ottenendo grande successo: fu riconosciuto astronomo, accolto come socio nella Royal Society e, grazie al re, ottenne la laurea magistrale ad Oxford.

Sempre nel 1678, il secondo incontro della vita: Halley fa visita a Isaac Newton a Cambridge. Qui, lo scienziato lavorava con l’inventore e microscopista Robert Hooke e l’architetto Christopher Wren all’elaborazione di un modello per spiegare il movimento planetario. Nessuno era riuscito a capire quale forza tenesse in orbita i pianeti. Newton sosteneva di aver risolto il problema ipotizzando che l’orbita fosse una ellisse ma i suoi calcoli erano andati persi.

Il ruolo di Halley per lo sviluppo della teoria gravitazionale divenne determinante: dotato di estrema tenacia ed equilibrio, non solo spinse Newton ad andare avanti con gli studi sulla meccanica celeste ma, essendo il più giovane, riuscì a gestire la competizione nel gruppo. Newton produsse uno dei grandi capolavori scientifici, i Principia: Halley ne curò la revisione, corresse le bozze, appianò le divergenze fra i tre studiosi e pubblicò l’opera, a sue spese, nel 1687. Non solo.

Realizzò la prima carta meteorologica con la distribuzione dei venti sugli Oceani e le prime carte magnetiche con le misurazioni delle coordinate dei porti di scalo per la navigazione (benché lacunose si rivelarono utili ad approfondire gli studi per calcolare la longitudine in mare).

Nel 1693, per la città tedesca di Breslavia (attuale Wroclaw in Polonia) produsse le prime “tavole di mortalità” mettendo in correlazione mortalità ed età della popolazione: si tratta del primo esempio di tavole attuariali nell’assicurazione sulla vita ed ebbero grande influenza per il futuro del settore.

E ancora, aiutato dalla sua capacità di tradurre grandi quantità di dati, calcolò i transiti di Luna e Venere, scoprì il “moto proprio” delle stelle fisse.

Nel 1704 gli fu assegnata la cattedra di geometria all’università di Oxford. L’anno dopo mandò in stampa il suo testo più celebre – A Synopsis of the Astronomy of Comets – in cui descriveva le orbite paraboliche di 24 comete osservate dal 1337 al 1698, dimostrando che le caratteristiche delle “tre storiche comete” (il cui passaggio era stato registrato nel 1531, nel 1607 e nel 1682) erano così simili da essere la stessa. Halley aveva ragione e ne predisse con precisione il successivo ritorno al perielio (il punto di minima di un corpo del sistema solare dal sole stesso) nel 1758.

Da allora, la cometa – il cui avvistamento era stato documentato per la prima volta nel 66 dopo Cristo – porta il nome di “cometa di Halley”. Il suo prossimo passaggio avverrà nel 2061. E ricorderà, ancora una volta, uno dei grandi protagonisti dello sviluppo del pensiero scientifico occidentale.

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