Ritratti: i grandi innovatori del passato

The | Edge omaggia le storie di grandiosi personaggi storici, uomini e donne del passato, pionieri e pioniere dell’innovazione, che attraverso la diffusione del loro sapere e delle loro scoperte in ambito scientifico e tecnologico, hanno contribuito a rivoluzionare l’umanità.

I grandi innovatori del passato: Andrea Vesalio

Ritratti: i grandi innovatori del passato

The | edge omaggia le storie di grandiosi personaggi storici, uomini e donne del passato, pionieri e pioniere dell’innovazione, che attraverso la diffusione del loro sapere e delle loro scoperte in ambito scientifico e tecnologico, hanno contribuito a rivoluzionare l’umanità.

Vesalio, il padre dell’anatomia moderna

André Vésale o Andrea Vesalio
(Bruxelles, 1514 – Zante, 1564)

André Vésale – latinizzato in Andrea Vesalius – nacque a Bruxelles in un’agiata famiglia fiamminga di medici e speziali. E, grazie a questa eredità tramandata di generazione in generazione, il giovane diventò uno dei medici più illustri di tutta Europa. Al punto che, per la sua fama, fu nominato prima medico di corte dell’imperatore Carlo V d’Asburgo e poi del figlio Filippo.

La sua formazione avvenne presso l’università di Lovanio, dove era stato docente il bisnonno. Qui, Vesalio studia filologia e filosofia, imparando greco, latino ed ebraico. Ma la sua passione per la medicina lo porta presto altrove.

Nel 1533 lo troviamo a Parigi, una delle più prestigiose università europee dell’epoca, per frequentare medicina. Il soggiorno francese fu decisivo per il suo futuro, nonostante le critiche mosse anni dopo da Vesalio: il metodo di insegnamento prevedeva ancora, secondo la tradizione, che i medici leggessero agli studenti i testi di Galeno mentre i cerusici effettuavano le dissezioni dei cadaveri, senza esaminare organi e tessuti.

Avidamente, Vesalio prese a visitare spesso il Cimitero degli Innocenti, il più grande camposanto parigino del tempo. Qui, il giovane si procurava ossa e resti da esaminare. Non senza una certa crudezza come lo stesso ammette, anni dopo, in una sua nota autobiografica nella quale racconta di essere stanco di supplicare i giudici di rimandare le esecuzioni dei condannati solo per avere più tempo per la dissezione dei loro corpi.

Di certo, l’esperienza aprì al giovane la strada per la sua grande rivoluzione nella storia della scienza: Vesalio, infatti, è considerato con buona ragione il padre dell’anatomia moderna.

Nel 1537, ad appena ventitré anni, il giovane belga si trasferisce a Padova e qui inizia la sua vera carriera. L’ateneo gli affida subito la cattedra di anatomia e chirurgia. Le sue lezioni pubbliche diventano rinomate: Vesalio le tiene mentre esegue anatomie di cadaveri, durante le quali spiega organi e tessuti. Per insegnare la tecnica anatomica, si aiuta con schematiche tavole che disegna a mano e arricchisce con sintentiche didascalie. Alcune di queste saranno, poi, stampate a Venezia con il nome di Tabulae anatomicae sex.

Il metodo scientifico di Vesalio rivoluziona la scuola galenica dominante: una tradizione lunga più di tredici secoli di cui il giovane medico, come tutti, è inizialmente seguace ma che poi contesta radicalmente. Durante un soggiorno a Bologna come docente, ricostruisce lo scheletro di un uomo a confronto con quello di una scimmia e realizza che le descrizioni anatomiche galeniche erano frutto di anatomie di animali e non di esseri umani. Da allora, il metodo sperimentale diventa l’unico valido per lui.

Nel 1542 c’è una nuova svolta nella sua vita: lascia la cattedra per curare la stampa della sua opera magna, il De Humani Corporis Fabrica. Scritto in latino, sette libri, il trattato di anatomia vede la luce l’anno dopo (lo stesso di quello copernicano). Il testo indica più di 200 errori fatti da Galeno e diventa il pilastro della medicina moderna. Subito dopo, Vesalio è chiamato come medico di corte da Carlo V, incarico che accetta per l’occasione di praticare come chirurgo.

Per l’imperatore, svolge anche molte missioni in Europa da medico militare. Eccetto una breve parentesi, Vesalio resta alla corte spagnola e riesce a salvare la vita del figlio di Filippo II. Questo successo gli muove molte invidie, forse all’origine della sua fine.

Nel 1564, salpa per un pellegrinaggio in Terra Santa. Secondo alcuni, avrebbe intrapreso il viaggio in seguito alle accuse contro il suo metodo scientifico, secondo altri avrebbe eseguito l’autopsia di una donna apparentemente morta ma risultata viva. I moderni studiosi, però, escludono queste ipotesi e pensano a qualche calunnia fatta circolare da colleghi invidiosi o, forse, al desiderio di allontanarsi da corte per tornare in Italia a insegnare. Al rientro, però, Vesalio si ammala e viene fatto scendere dalla nave sull’isola di Zante dove muore.

Così come Copernico aveva sfidato le comuni credenze sul sistema astronomico, Vesalio l’ha fatto per la tradizionale scuola medica e, per questo, resta fra i fondatori del metodo scientifico.

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