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Filtri, stickers e post: tutte le app alle quali doniamo i nostri dati biometrici

Le app sono un rischio per la privacy dei nostri dati biometrici.

Donare la nostra immagine ai social significa cedere anche i nostri dati biometrici? Scopriamolo insieme.

Social e immagini

Il volto è uno dei veicoli principali attraverso il quale si esprime la nostra personalità. Attraverso la sua espressività comunichiamo agli altri le emozioni e le storie che fanno di noi ciò che siamo. I social dedicano molto del loro spazio al nostro viso, partendo da Facebook, che raccoglie nel nome stesso il suo scopo (leggi il nostro articolo sulla violenza nei social). Chi ci mette la faccia, conquista seguaci e fans, esponendosi anche a numerosi pericoli.

Dati biometrici e app

App come Instagram e whatsapp ci offrono numerose possibilità per esprimerci attraverso la nostra immagine. I filtri e gli stickers, ad esempio, sono divertenti e ci permettono di mostrare il nostro senso dell’umorismo ad amici e conoscenti, attraverso un semplice selfie (leggi il nostro articolo sull’inclusività di Lensa). Tuttavia, sono sicuri? Entrambe le funzioni devono in qualche modo riconoscerci, e calcolare i nostri dati biometrici per poterli trasformare. I filtri individuano infatti occhi, naso, bocca e dimensione del viso, mentre gli stickers sono ritagli di immagini che mettiamo in circolazione sull’app, alla stregua di emoji. Ma i social hanno il permesso di archiviarli? La risposta è sì. Infatti, durante l’iscrizione a Instagram l’utente accetta delle condizioni d’uso, spesso dopo averle consultate sbrigativamente, consentendo alla piattaforma un ampio raggio d’azione. Nell’elenco riportato, viene anche espresso il consenso della persona a lasciare che il social copi, utilizzi e rielabori le immagini pubblicate in bacheca o nelle storie. Ad essere in pericolo non sono quindi le opere d’arte (già protette dal diritto d’autore, se verificato) ma proprio i nostri dati biometrici.

Privacy nel futuro

Nonostante la possibilità di regolare la nostra privacy, nascondendo contenuti ai nostri contatti o a sconosciuti, lo spazio digitale stesso può accedere ai nostri materiali legalmente. Anche se gratuiti, i social moderni nascondono quindi altri costi, a partire dai diritti sui nostri dati biometrici, che rischiamo di cedere a terze parti (dai un’occhiata al nostro articolo “Addio password, il futuro è biometrico“). Nell’era digitale esistono dei luoghi sicuri? La nostra identità sarà protetta in futuro?

A presto con nuovi aggiornamenti!

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