Ritratti: i grandi innovatori del passato, presente e futuro.

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I grandi innovatori del passato: Dobrodeia

Principessa della stirpe Rus’, Dobrodeia di Kiev praticò la medicina con diversi ritrovati erboristici e principi attivi tutt’ora utilizzati per alcuni farmaci. Fu nel vivace ambiente intellettuale di Costantinopoli che Dobrodeia venne colpita da “una vera e propria fascinazione per i metodi di guarigione” da cui nacque un’opera, Alimma, considerata un trattato decisivo per l'epoca e di cui alcuni frammenti sono conservati nella Biblioteca Medicea Laurenziana a Firenze.

Ritratti: i grandi innovatori del passato

The | edge omaggia le storie di grandiosi personaggi storici, uomini e donne del passato, pionieri e pioniere dell’innovazione, che attraverso la diffusione del loro sapere e delle loro scoperte in ambito scientifico e tecnologico, hanno contribuito a rivoluzionare l’umanità.

Dobrodeia, la principessa “farmacista”

Eupraxia Mstislavna (o Dobrodeia di Kiev)
(Kiev, data ignota – Costantinopoli 1131)

Nipote del granduca di Kiev Vladimiro il Monomaco (uno dei più importanti principi del periodo della dominazione tatara) Eupraxia Mstislavna, più nota come Dobrodeia di Kiev, fu una dei dieci figli messi al mondo dal gran principe di Kiev, Mstislav I il Grande, e dalla regina Cristina di Svezia.
Sebbene nata a Kiev, il suo nome e l’istruzione che ricevette fu quella greca classica. Principessa della stirpe Rus’, intorno al 1122 andò in sposa ad Alessio Comneno, figlio dell’imperatore bizantino, e in seguito ricevette lei stessa il titolo di imperatrice con il nome di Irene (in omaggio alla suocera Irene di Ungheria). Morì ancora giovane, per cause ignote, il 16 novembre 1131.
In un libro sulle donne nella storia russa pubblicato nel 1997 («Women In Russian History. From the Tenth to the Twentieth Century», ed. Routledge), la storica Natalia Pushkareva ricostruisce che, subito dopo il banchetto di nozze, la principessa Dobrodeia si trasferì a Costantinopoli insieme al marito.
Qui venne accolta da un vivace ambiente intellettuale, caratterizzato dalla presenza di donne molto erudite: la principessa Anna, storica e la nobildonna Irina, mecenate degli astrologi di corte. Queste spinsero la nuova arrivata a coltivare i suoi talenti.
Fu così che Dobrodeia scoprì di essere attratta e molto portata per la medicina, in particolare la cura delle erbe. Studiò con avidità i trattati di Galeno, traducendone anche il testo dal greco in russo e mise in pratica i suoi insegnamenti. Alcune cronache dell’epoca ricordano la grande meticolosità nello studio delle piante e delle radici da parte della giovane principessa.
La tradizione delle erbe medicinali – usate anche dai monaci in tutto il Medioevo – era, in realtà, di origine pagana e risale addirittura agli egiziani, mentre i romani coltivavano abitualmente negli orti e nei campi queste piante dalle qualità prodigiose (e spesso velenose) per produrre medicamenti.
Il “padre della botanica” ovvero il filosofo greco Teofrasto, nel IV secolo a. C. le aveva classificate nella Historia plantarum ma il testo di riferimento restava ancora il De simplicium medicamentorum temperamentis et facultatibus di Galeno, vissuto a cavallo fra il I e il II secolo dopo Cristo.
Del resto, prima della nascita della scienza medica, la “medicina semplice” dei ritrovati a base di erbe rappresentava il solo metodo per curare alcune malattie. Spesso con successo, spesso con avvelenamenti. Infusi, pozioni, decotti, tinture e sciroppi servivano a curare l’interno del corpo mentre olii essenziali, lozioni e unguenti si applicavano per il trattamento di ferite, fratture, ulcere e piaghe esterne. Alcuni principi attivi, in verità, sono tuttora usati per alcuni farmaci.
Dobrodeia praticò la medicina con diversi ritrovati erboristici. Il suo contemporaneo Teodoro Balsamone – rilevante scrittore bizantino medievale – la descrive come “presa da una vera e propria fascinazione per i metodi di guarigione” fin dal suo arrivo a Costantinopoli.
La donna sintetizzò la sua esperienza in un’opera, Alimma (ovvero unguenti medicinali), considerata un trattato decisivo per l’epoca: in questa, descrive la preparazione di ogni medicamento a base di erbe con i suoi effetti nel dettaglio e quanto aveva imparato con la pratica. Frammenti del suo lavoro si trovano conservati nella Biblioteca Medicea Laurenziana a Firenze. E questa “farmaceutica” è anche l’eredità lasciata dalla principessa ai posteri.

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