
Nata a Washington DC, classe 1984, Elizabeth Anne Holmes incarna la figura della giovane ambiziosa della “Silicon Valley” pronta a tutto per conquistare successo e soldi. Ma, pur trattandosi di una frode, la sua “invenzione mancata” nella diagnostica medica era assolutamente visionaria e ha spinto altri a cercare di sviluppare tecnologie innovative nel campo della salute. Allo stesso tempo, il caso ha spinto verso migliori controlli etici nelle start-up del settore biotech, ispirando varie riforme.
Infanzia nel Texas, poi alla Stanford University
Cresciuta in un ambiente agiato e influente, Elizabeth Holmes discende da una famiglia di origini danesi con radici industriali, che annovera fra i suoi avi il fondatore dell’impero dei lieviti commerciali Charles Fleischmann. Suo padre, Christian Rasmus Holmes, ha lavorato in diverse organizzazioni internazionali mentre la madre, ex assistente al Congresso americano, era casalinga.
Fin dalla sua infanzia, trascorsa a Houston, Elizabeth appare ambiziosa e incline al perfezionismo. Da bambina, studia mandarino e si avvicina subito alla scienza e alla tecnologia. Dopo aver frequentato la prestigiosa scuola privata St. John’s School, dove si distinse come alunna modello, si iscrive a ingegneria chimica alla Stanford University. Qui, la nota il professore Channing Robertson, che la supporta in un periodo estivo di studi all’università di Pechino e che diventerà, di fatto, il suo mentore nella futura “impresa”.
Il laboratorio di chimica farmaceutica e l’idea del “cerotto intelligente”
Elisabeth sogna di cambiare il mondo. Fan di Steve Jobbs, di cui imita lo stile essenziale indossando spesso lo stesso dolcevita nero, insegue un’invenzione tecnologica straordinaria che le regali fama e ricchezza.
La giovane raccontava di voler fare qualcosa di buono nella sanità per portare avanti l’eredità di un suo bisnonno medico. Così, inizia a lavorare nel laboratorio di chimica su un progetto di rilascio di farmaci attraverso la pelle. La sua prima idea è sviluppare un “cerotto intelligente” che rilasci i principi attivi di un medicinale in modo mirato e bilanciato, misurando contemporaneamente i parametri del sangue in tempo reale. I docenti universitari del suo corso, però, ritengono la cosa infattibile dal punto di vista tecnico.
La (presunta) paura degli aghi e l’analisi del sangue
Elizabeth non si perde d’animo e declina la sua ipotesi verso un’invenzione apparentemente meno complicata: un sistema di analisi del sangue facile, veloce e indolore. Vero o no, l’universitaria raccontava di avere paura degli aghi e di essere intenzionata a minimizzare l’invasività dell’esame. Promette un dispositivo in grado di usare una sola goccia di sangue, prelevata da un dito, per fare centinaia di test in pochi minuti.
Il progetto era, in effetti, di grande impatto: Elizabeth Holmes spiegava che migliaia di persone nel mondo, ogni anno, muoiono solo perché non riescono a fare analisi del sangue. Con test accessibili, rapidi ed efficaci si poteva portare l’esame ovunque, evitare costi, laboratori e lunghe attese, salvare vite umane. Per la diagnostica medica, una vera rivoluzione.
L’abbandono dell’università e la start-up Theranos
Agli inizi del Duemila, appena ventenne, la studentessa lascia Stanford per fondare una sua start-up biotech dal nome Theranos. Grazie a un sapiente uso del marketing e all’appeal della “Silicon Valley”, riesce ad aprire le porte di decine di investitori di peso: miliardari, ex dirigenti della Casa Bianca, grandi aziende. L’ambiente universitario radicale, al pari del suo docente Robertson, la sostengono nel progetto. Il resto lo fanno la sua determinazione a sfondare, le relazioni della famiglia, il carisma delle sue parole che smuove emozioni forti. La scommessa su un esame del sangue alla portata di tutti raccoglie il finanziamento di centinaia di milioni di dollari e fa crescere rapidamente il valore della sua società.
“Edison”, il falso dispositivo rivoluzionario
Il dispositivo messo a punto viene chiamato “Edison” e poi ribattezzato “miniLab”: si tratta di una piccola scatola e assicura di poter eseguire rapidamente decine di analisi, sostituendo i grandi macchinari dei laboratori.
Il metodo sperimentato prevede di automatizzare e miniaturizzare il processo di analisi ematica. Dunque, bastano poche gocce per effettuare oltre 240 diversi test diagnostici (dal diabete al cancro) su micro-campioni di sangue. Il prelievo può avvenire dal dito (come per il controllo glicemico) invece che da una vena con l’uso di fiale e provette.
La scoperta della truffa: le analisi eseguite di nascosto con metodi classici
La giovane, però, non coinvolge nessun esperto nei test clinici. Non esistono pubblicazioni “peer-reviewed” affidabili sulla sua tecnica, nessun controllo dalla Food and Drug Administration. Alla fine, l’invenzione si rivela una truffa.
Nel 2015, l’autorevole quotidiano Wall Street Journal pubblica un’inchiesta per denunciare che la tecnologia non funziona. “Edison” non esegue bene i test: gli esiti degli esami sono imprecisi, incoerenti, incompleti o del tutto errati. La start-up non riesce a miniaturizzare i processi chimici indispensabili, come assicurava. I problemi tecnici si riflettono in sbagliate misurazioni, contaminazioni o instabilità chimica, micro-coagulazione del campione ematico.
Emerge che Theranos usa, in realtà, i metodi tradizionali per le analisi del sangue nei suoi laboratori ovvero le tradizionali macchine commerciali modificate in segreto. I risultati sono manipolati o “truccati” per presentare report clinici affidabili all’esterno.
Fra gli elementi della vicenda, c’è anche la relazione sentimentale intrecciata dalla giovane con Ramesh “Sunny” Balwani. Direttore operativo della start-up, l’uomo d’affari di origine pakistana gestiva lo staff tecnico con una certa aggressività, sottoponendolo a strette clausole di riservatezza. È lui a esercitare un ruolo chiave, forte anche di una differenza d’età di quasi venti anni.
La fine della start-up e dei truffatori
In un solo anno, la valutazione di Theranos passa da circa 9 miliardi di dollari a zero. Nel 2018, il crac definitivo. L’innovativa tecnologia per la analisi del sangue non era stata mai sviluppata ma Holmes e Balwani avevano convinto big del calibro di Rupert Murdoch, l’ex segretario di Stato Henry Kissinger, la catena farmaceutica Walgreens.
Nel 2022, Elizabeth Holmes è stata condannata per frode e sta scontando la pena di 11 anni e 3 mesi in carcere, come anche Balwani.
La storia ha evidenziato anche i limiti del “modello Silicon Valley” dove il mantra è “Move Fast and Break Things” (muoviti velocemente e rompi le cose). La sua truffa è raccontata nel libro “Bad Blood” del giornalista autore dell’inchiesta sullo scandalo John Carreyrou e ha ispirato la docu-serie The Dropout.


